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Accollo del debito d’imposta altrui - attivazione del codice identificativo ‘80’ da indicare nel mod. F24
Saturday, 16 October , 2021

L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 59/E del 6 ottobre 2021, istituisce il codice identificativo “80” denominato “Accollante del debito di imposta”.
Il decreto legge n. 124/2019 ha disposto che chiunque si accolli il debito d’imposta altrui, procede al relativo pagamento secondo le modalità previste dalle normative vigenti. Inoltre, per il pagamento, è vietato l’utilizzo in compensazione di crediti dell’accollante.
I versamenti effettuati in violazione di tale disposizione si considerano come non avvenuti.

Il nuovo codice identificativo è indicato nell’omonimo campo della sezione “Contribuente” del mod. F24, unitamente al codice fiscale dell’accollante che effettua il pagamento del debito d’imposta altrui. Gli interessati devono ricordare che il codice identificativo “80” va indicato esclusivamente nei modelli F24 presentati dall’accollante tramite i servizi telematici delle Entrate, ai fini del pagamento dei debiti dell’accollato. Inoltre, per il pagamento è fatto divieto all’accollante di utilizzare in compensazione i propri crediti, pena lo scarto del modello F24. Il saldo del mod. F24 è addebitato sul conto intestato al codice fiscale dell’accollante.

Qualora il pagamento dei debiti d’imposta dell’accollato venga effettuato in tutto o in parte, utilizzando in compensazione i crediti dello stesso accollato, quest’ultimo è tenuto a provvedere autonomamente presentando uno o più modelli F24 nei quali saranno indicati i propri debiti pagati e i crediti compensati. Le presenti istruzioni trovano applicazione a decorrere dal 12 ottobre 2021.


(Vedi risoluzione n. 59 del 2021)

Decreto legge Sostegni-bis - Agevolazioni fiscali per l’acquisto della prima casa da parte di under 36
Saturday, 16 October , 2021

Il decreto legge Sostegni-bis, come modificato dalla legge di conversione n. 106 del 23 luglio 2021, ha introdotto nuove agevolazioni fiscali per l’acquisto della prima casa in favore dei giovani under 36. L’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 12/E del 14 ottobre 2021, ha fornito chiarimenti sul bonus rivolto ai giovani e finalizzato a favorire l’autonomia abitativa.

Gli interessati devono avere un valore dell’Isee non superiore a 40 mila euro annui. La misura prevede l’esenzione dal pagamento dell’imposta di registro, ipotecaria e catastale e, in caso di acquisto soggetto ad Iva, il riconoscimento di un credito d’imposta di ammontare pari al tributo corrisposto in relazione all’acquisto.

È inoltre prevista l’esenzione dall’imposta sostitutiva per i finanziamenti erogati per l’acquisto, la costruzione e la ristrutturazione di immobili ad uso abitativo. Tali agevolazioni trovano applicazione agli atti stipulati nel periodo compreso tra il 26 maggio 2021 e il 30 giugno 2022.

REQUISITI SOGGETTIVI

Come sopra evidenziato i requisiti soggettivi sono: non aver compiuto 36 anni di età nell’anno in cui l’atto è rogitato e avere un valore dell’Isee non superiore a 40 mila euro annui.
In merito al primo requisito il legislatore ha introdotto un limite per fruire dell’agevolazione rappresentato dall’età. Gli interessati devono prestare particolare attenzione perché chi stipulerà un atto di acquisto di un immobile ad uso abitativo nell’ottobre 2021 e compirà 36 anni a dicembre 2021, non potrà beneficiare dell’agevolazione. Questo in quanto il bonus si applica ai soggetti che nell’anno solare in cui stipulano l’atto traslativo non hanno ancora compiuto il trentaseiesimo anno d’età.
Il secondo requisito circoscrive l’agevolazione ad un valore dell’Isee da parte del soggetto acquirente non superiore a 40 mila euro annui. La presentazione della dichiarazione sostitutiva unica (Dsu) che è un documento contenente dati anagrafici, patrimoniali e reddituali del nucleo familiare e tramite la quale viene richiesta l’attestazione Isee, deve avvenire antecedentemente alla stipula dell’atto di acquisto o contestualmente.

Non è possibile, infatti, per il contribuente ottenere un Isee con validità retroattiva, rilasciato sulla base di una Dsu presentata in una data successiva a quella dell’atto. Il contribuente deve dunque essere in possesso di un Isee in corso di validità alla data del rogito.
Al momento della stipula dell’atto il soggetto interessato deve dichiarare nello stesso di avere un valore Isee non superiore a 40 mila euro riferito all’intero nucleo familiare e di essere in possesso della relativa attestazione in corso di validità o di aver già provveduto a richiederla prima della stipula dell’atto.

REQUISITI OGGETTIVI

In merito ai requisiti oggettivi occorre fare riferimento alla disciplina delle c.d. agevolazioni ‘prima casa’ di cui alla nota II-bis, posta in calce all’articolo 1 della Tariffa, parte prima, allegata al TUR.
Tra gli immobili ammessi al beneficio rientrano le abitazioni di tipo civile, quelle economiche, popolari, ultra popolari, le abitazioni di tipo rurale ed i villini. Sono fuori, invece, le abitazioni di tipo signorile, le ville ed i castelli.

L’agevolazione si applica a tutti gli atti che comportano il trasferimento oneroso della proprietà, il trasferimento o la costituzione di diritti reali di godimento delle case di abitazione.
La disciplina agevolativa in esame non è applicabile ai contratti preliminari di compravendita, considerato che la norma agevolativa fa esclusivo riferimento ai soli atti traslativi o costitutivi a titolo oneroso.

La tassazione del contratto preliminare non cambia; sono dovuti l’imposta di registro per l’atto, gli acconti e la caparra. L’imposta di registro corrisposta è imputata all’imposta principale dovuta per la registrazione del contratto definitivo. Nel caso in cui l’imposta proporzionale corrisposta per la caparra confirmatoria e per gli acconti di prezzo risulti superiore all’imposta di registro dovuta per il contratto definitivo, spetta il rimborso della maggiore imposta proporzionale versata per la registrazione del contratto preliminare, secondo le regole previste dall’art. 77 del TUR.

Dunque, in presenza delle condizioni di legge, è possibile recuperare l’imposta proporzionale versata relativamente ad acconti e caparra, atteso che l’acquirente non avrà modo di scomputare alcuna imposta dall’acquisto definitivo. A tal fine, dopo la stipula del contratto definitivo di compravendita, è possibile presentare l’istanza di rimborso per il recupero dell’imposta proporzionale versata per acconti e caparra.
Non sono, invece, recuperabili l’imposta in misura fissa versata per la stipula del contratto preliminare e, in caso di acconto soggetto a Iva, l’ulteriore imposta in misura fissa versata per tale pattuizione.

OGGETTO DELL’AGEVOLAZIONE

In relazione ai trasferimenti a titolo oneroso di immobili per i quali ricorrano le condizioni ‘prima casa’ l’acquirente ha diritto, nei casi in cui l’atto di acquisto sia soggetta ad imposta di registro, all’esenzione dalla stessa e dalle imposte ipotecaria e catastale.

Per gli acquisti soggetti ad Iva, quando non trova applicazione il regime di esenzione di cui al decreto Iva, si applica un credito d’imposta di ammontare pari all’Iva corrisposta in relazione all’acquisto. L’esenzione dalle imposte di registro, ipotecaria e catastale è riferibile, infatti, anche agli atti assoggettati ad Iva in virtù del rinvio operato dal comma 7, art. 10, del decreto Iva .

Il credito d’imposta può essere fatto valere in sede di presentazione della prima dichiarazione dei redditi successiva all’acquisto, ovvero della dichiarazione relativa al periodo d’imposta in cui è stato effettuato l’acquisto stesso.

Sul punto la circolare evidenzia che nel mod. Redditi PF 2021 non è previsto uno specifico campo in cui indicare il nuovo credito d’imposta ‘prima casa under 36’, ma grazie ad un’implementazione dei prodotti software di compilazione e controllo resi disponibili dall’Agenzia delle Entrate, sarà possibile fruire del nuovo credito d’imposta ‘prima casa under 36’ già nel mod. Redditi PF 2021.

L’importo del credito d’imposta in questione potrà essere indicato nel rigo CR7, colonna 2, dedicato al credito d’imposta per il riacquisto della ‘prima casa’. Per distinguere il credito d’imposta per ‘prima casa under 36’ dal credito d’imposta per riacquisto ‘prima casa’, il contribuente intenzionato a fruire del nuovo credito indicherà il codice “1” nel frontespizio del modello e non potrà compilare la colonna 1 del rigo CR7.

Nell’ipotesi di compresenza del credito ‘prima casa under 36’ e del credito ‘prima casa’ non è possibile indicare nel rigo CR7 entrambi i crediti e, pertanto, il contribuente dovrà esporre ed utilizzare nella dichiarazione Redditi PF 2021 solo uno di essi, rinviando l’esposizione e l’utilizzo dell’altro credito nella dichiarazione dell’anno successivo.

La circolare precisa che è sempre possibile fruire nel mod. Redditi PF 2021, ove più conveniente, del credito d’imposta ‘prima casa’ maturato nel 2020 o nel 2021 e fruire del credito d’imposta ‘prima casa under 36’ nella modulistica dichiarativa relativa all’anno d’imposta 2021.

La mancata esposizione nel mod. Redditi PF 2021 del credito d’imposta ‘prima casa’ maturato nel 2020, a causa dell’impossibilità del contemporaneo utilizzo di entrambe le agevolazioni, non pregiudica il suo utilizzo nella dichiarazione dei redditi relativa all’anno d’imposta 2021.

Nell’ipotesi di co-acquisto di un immobile ad uso abitativo, la misura del vantaggio fiscale andrà calcolata pro-quota, in favore dei soggetti acquirenti. In relazione all’acquisto effettuato da coniugi, qualora solo uno possegga i requisiti per fruire dell’agevolazione, il beneficio fiscale si applica solo limitatamente alla quota da esso acquistata.

Sul co-acquirente non in possesso dei requisiti di legge grava l’applicazione del minimo d’imposta di legge, pari a 1.000 euro per quella di registro e a 50 euro per l’imposta ipotecaria e altri 50 euro per quella catastale.

Pertanto, in caso di co-acquisto di un immobile ad uso abitativo, ove solo uno degli acquirenti abbia i requisiti previsti per l’agevolazione ‘prima casa under 36’:

  • la quota di sua spettanza beneficerà dell’agevolazione;
  • la quota del soggetto eventualmente titolare della sola agevolazione ‘prima casa’ beneficerà degli effetti della relativa disciplina;
  • la quota del soggetto non titolare di alcuna agevolazione sconterà le imposte in misura ordinaria.

L’agevolazione ‘prima casa’ trova applicazione anche con riferimento alle pertinenze dell’immobile principale. Dunque, in presenza dei requisiti previsti dal decreto Sostegni-bis e nel rispetto della Nota II-bis), articolo 1 della Tariffa, parte prima, allegata al Tur, anche l’acquisto delle pertinenze è riconducibile nell’ambito del regime agevolativo ‘prima casa under 36’. Tale acquisto può avvenire contestualmente a quello dell’abitazione principale o con atto separato. In questo secondo caso anche l’acquisto della pertinenza deve avvenire entro il termine di validità temporale dell’agevolazione in esame.

CREDITO D’IMPOSTA DA RIACQUISTO

Per le compravendite immobiliari che beneficiano dell’agevolazione ‘prima casa under 36’ il contribuente non matura l’ulteriore credito d’imposta da riacquisto di cui all’art. 7, commi 1 e 2, della legge n. 448/1998.
Lo stesso credito d’imposta non compete all’acquirente nemmeno in relazione agli acquisti con atto soggetto ad Iva, sebbene in tal caso il nuovo acquisto sia formalmente soggetto a detta imposta.
Ciò perché nelle compravendite soggette ad Iva, la disposizione agevolativa già prevede un ristoro pari all’Iva corrisposta in relazione all’acquisto, sotto forma di credito d’imposta, in forza del quale l’imposta dovuta diventa, di fatto, pari a zero.
Qualora fosse ammesso anche il credito d’imposta per il riacquisto ‘prima casa’ verrebbe riconosciuto al contribuente un doppio beneficio che andrebbe oltre la ratio della norma.

IMPOSTA DI BOLLO, TASSA IPOTECARIA E TRIBUTI PER LA VOLTURA CATASTALE

Per l’agevolazione ‘prima casa under 36’ continua a trovare applicazione la disciplina ordinaria prevista dall’articolo 10, comma 3, del Dlgs n. 23/2011 che prevede l’esenzione dall’imposta di bollo, dai tributi speciali e dalle tasse ipotecarie in relazione agli atti indicati all’articolo 1 della Tariffa, parte prima, allegata al TUR.
Gli acquisti agevolati sono dunque soggetti all’applicazione dell’imposta di registro in misura proporzionale. Per quanto riguarda gli atti di acquisto soggetti a Iva, trovano conferma le imposte in precedenza specificate.

LIBERALITA’ INDIRETTE

Il documento di prassi amministrativa ricorda che nel caso di liberalità indiretta collegata ad atti concernenti il trasferimento di diritti immobiliari per i quali sia prevista l’applicazione dell’imposta di registro, in misura proporzionale, o dell’Iva, non si applica l’imposta di donazione. La stessa non trova applicazione anche qualora l’atto di compravendita, al quale la liberalità è collegata, sia esentato dal pagamento dell’imposta di registro in quanto accede ai benefici fiscali.

Una diversa interpretazione che comporti l’applicazione dell’imposta di donazione alle liberalità indirette, in caso di esenzione dall’imposta di registro proporzionale, non risulterebbe coerente con la ratio della disciplina e sarebbe un deterrente per l’accesso all’agevolazione.

FINANZIAMENTI

Relativamente ai finanziamenti erogati per l’acquisto, la costruzione e la ristrutturazione di immobili ad uso abitativo per i quali sussistono le condizioni ‘prima casa’ il decreto legge Sostegni-bis ha disposto, con l’articolo 64, l’esenzione ‘dall’imposta sostitutiva delle imposte di registro, di bollo, ipotecarie e catastali e delle tasse sulle concessioni governative, prevista in ragione dello 0,25%’ della somma mutuata ‘dall’art. 18 Dpr n. 601/1973’.

Per fruire del bonus il finanziamento deve essere erogato per l’acquisto, la costruzione o la ristrutturazione di immobili agevolabili da soggetti mutuatari che non hanno ancora compiuto 36 anni di età e che sono in possesso di un Isee non superiore a 40 mila euro annui.

Al fine di godere delle agevolazioni fiscali il mutuatario deve dichiarare la sussistenza dei requisiti nel contratto di mutuo o in un documento allegato.

Lo stesso mutuatario-acquirente ha la possibilità di richiedere l’esenzione dal pagamento dell’imposta sostitutiva qualora l’atto di acquisto dell’immobile per il quale è richiesto il finanziamento sia stato stipulato senza avvalersi dell’esenzione di cui all’art. 67, commi 6 e 7, del decreto legge Sostegni-bis, nonché qualora, nello stesso, l’acquirente non abbia fatto richiesta di beneficiare dell’ordinaria agevolazione ‘prima casa’, sempre che ovviamente sia in possesso dei requisiti prescritti.

La circolare precisa, inoltre, che l’esenzione dal pagamento dell’imposta sostitutiva non comporta l’applicazione, con riferimento ai relativi atti di finanziamento, dell’imposta di registro, di bollo, ipotecaria e catastale e delle tasse sulle concessioni governative, alternativamente previste alla prima.

VALIDITA’ TEMPORALE DELLE AGEVOLAZIONI

Le agevolazioni si applicano agli atti di trasferimento e di finanziamento stipulati tra il 26 maggio 2021 e il 30 giugno 2022.

INSUSSISTENZA DEI REQUISITI E DECADENZA DALLE AGEVOLAZIONI

Nel caso di insussistenza delle condizioni e dei requisiti per beneficiare delle agevolazioni o di decadenza dalle agevolazioni è previsto il recupero delle imposte dovute, con l’applicazione di interessi e sanzioni.

Qualora sia riscontrata la sola insussistenza dei requisiti previsti per il bonus ‘prima casa under 36’, in caso di atto soggetto a imposta di registro, questa è recuperata nella misura del 2% e le imposte ipotecaria e catastale sono applicate nella misura fissa di 50 euro ciascuna. Se si riscontra l’insussistenza dei requisiti per beneficiare del credito d’imposta in relazione ad un atto di acquisto di un immobile soggetto ad Iva, il credito viene meno e si procede al recupero dello stesso, se già utilizzato.

Resta ferma l’applicazione dell’Iva al 4% al ricorrere dei requisiti per l’acquisto della ‘prima casa’.
La decadenza dalle agevolazioni ‘prima casa’ si verifica: in caso di dichiarazione mendace sulla sussistenza dei requisiti; mancato trasferimento della residenza nei termini previsti; alienazione infraquinquennale non seguita dal riacquisto entro l’anno; mancata alienazione della precedente ‘prima casa’ entro l’anno dall’acquisto della nuova ‘prima casa’.

APPLICAZIONE DELLA DISCIPLINA DEL PREZZO-VALORE

In mancanza dei requisiti per beneficiare del bonus ‘prima casa’ o in caso di decadenza dall’agevolazione il contribuente può fruire della disciplina del c.d. ‘prezzo-valore’ a patto che ne abbia fatto espressa richiesta nell’atto di acquisto.

La regola del ‘prezzo-valore’ prevede la tassazione del trasferimento di un immobile sulla base del suo valore catastale, indipendentemente dal corrispettivo concordato nell’atto di compravendita. Questa regola, tuttavia, si applica solo per gli acquisti di immobili ad uso abitativo effettuati da persone fisiche che non agiscono nell’esercizio di attività d’impresa. E non trova applicazione, inoltre, alle vendite assoggettate ad Iva.

Tecnicamente il criterio del ‘prezzo-valore’ non costituisce un’agevolazione fiscale ma una diversa modalità di determinazione della base imponibile per il pagamento dell’imposta di registro. Tale metodo rappresenta una deroga al criterio ordinario.

CLAUSOLA DI SALVAGUARDIA

In considerazione del fatto che la disciplina sul bonus ‘prima casa’ trova applicazione già agli atti stipulati a partire dal 26 maggio 2021, gli uffici delle Entrate valuteranno, caso per caso, la non applicabilità delle sanzioni qualora riscontrino condizioni di obiettiva incertezza in relazione a comportamenti difformi adottati dai contribuenti prima della pubblicazione di questa circolare.


(Vedi circolare n. 12 del 2021)

Esonero versamento dell’Irap-Chiarimenti
Saturday, 2 October , 2021

L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 58/E del 29 settembre 2021, fornisce chiarimenti in merito all’applicazione dell’articolo 24 del decreto legge Rilancio.

All’Amministrazione finanziaria era stato chiesto se il saldo Irap 2019, che poteva fruire dell’esonero, dovesse essere indicato nel prospetto relativo agli aiuti di Stato della dichiarazione annuale relativa al periodo d’imposta 2019, oppure in quello relativo alla dichiarazione annuale del periodo d’imposta 2020. Qualora fosse corretta la prima ipotesi, si chiedeva, inoltre, di chiarire gli effetti dell’omissione e le modalità con le quali regolarizzare l’errore.

L’Agenzia ricorda quanto disposto dal decreto legge citato secondo il quale non è dovuto il versamento del saldo dell’Irap relativa al periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2019, fermo restando il versamento dell’acconto dovuto per il medesimo periodo d’imposta. Non è parimenti dovuto il versamento della prima rata dell’acconto Irap relativa al periodo d’imposta 2020 il cui importo in ogni caso è escluso dal calcolo dell’imposta da versare a saldo per lo stesso periodo d’imposta.

In merito all’indicazione delle somme non versate nel prospetto relativo agli aiuti di Stato della dichiarazione Irap, l’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 25/E/2020, ha chiarito che i contribuenti che fruiscono dell’esonero dal versamento del saldo Irap 2019 sono tenuti a compilare nel mod. Irap 2020 la sezione XVIII del quadro IS.

La mancata compilazione del quadro IS nella dichiarazione IRAP relativa al periodo d’imposta 2019 può essere tuttavia regolarizzata mediante presentazione di una dichiarazione integrativa, versando per l’errore commesso la sanzione definibile mediante ravvedimento operoso.


(Vedi risoluzione n. 58 del 2021)

Stralcio dei debiti fino a 5 mila euro - Art. 4, commi da 4 a 9, del Decreto Sostegni
Saturday, 25 September , 2021

Premessa

L’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 11/E del 22 settembre 2021, fornisce chiarimenti e indicazioni operative in merito all’articolo 4 del decreto legge Sostegni che ha introdotto una nuova definizione dei carichi di importo ridotto affidati all’agente della riscossione.

Il Ministero dell’Economia e Finanze, con un decreto del 14 luglio 2021, ha definito termini e modalità di annullamento automatico dei debiti fino a 5 mila euro e la conseguente eliminazione delle scritture patrimoniali dagli enti creditori. Non trovano applicazione le disposizioni in materia di discarico per inesigibilità dei carichi iscritti a ruolo.

Debiti oggetto di Stralcio

Il decreto Sostegni ha disposto l’annullamento automatico di tutti i debiti di importo fino a 5 mila euro, comprensivo di capitale, interessi e sanzioni, risultanti dai singoli carichi affidati all’agente della riscossione dal 1°gennaio 2000 al 31 dicembre 2010.

La misura interessa i carichi affidati da qualunque ente creditore, pubblico e privato, che sia ricorso all’utilizzo del sistema di riscossione a mezzo ruolo.

L’importo massimo di 5 mila euro considera il capitale, gli interessi per ritardata iscrizione a ruolo e le sanzioni; non si computano, invece, gli aggi di riscossione, gli interessi di mora e le eventuali spese di procedura. Tale limite non riguarda l’importo complessivo della singola cartella di pagamento, ma quello dei singoli carichi ivi contenuti.

La conseguenza è che in caso di più carichi iscritti a ruolo, rileva l’importo di ciascuno: se i singoli carichi non superano il tetto di 5 mila euro, ognuno può beneficiare dell’annullamento; è anche possibile che nella stessa cartella figurino carichi rientranti nello Stralcio, perché di importo inferiore a 5 mila euro, e altri esclusi in quanto superiori alla soglia indicata.

Come disposto dal decreto Sostegni, lo stralcio si applica anche con riferimento ai debiti rientranti nelle definizioni agevolate previste:

  • dalla Rottamazione-ter;
  • dalla legge di Bilancio 2019 - c.d. Saldo e stralcio;
  • dal decreto legge n. 34/2019;
Lo Stralcio, invece, non si applica con riferimento a:
  • le somme dovute a titolo di recupero degli aiuti di Stato;
  • i crediti derivanti da pronunce di condanna della Corte dei conti;
  • le multe, le ammende, le sanzioni pecuniarie dovute a seguito di provvedimenti e sentenze penali di condanna;
  • l’Iva riscossa all’importazione;
Considerato che il decreto Sostegni fa riferimento a debiti di importo residuo alla data del 23 marzo 2021, rientrano nello Stralcio anche i carichi originariamente di importo superiore a 5 mila euro, ma che, ad esempio, a seguito di un provvedimento di sgravio o di un pagamento parziale, anche in attuazione di definizioni agevolate, alla predetta data risultino al di sotto del tetto di 5 mila euro. Per individuare i carichi definibili occorre fare riferimento non alla data di notifica della cartella di pagamento, ma a quella di affidamento del carico all’agente della riscossione.

Dall’analisi della norma emerge che fino al prossimo 31 ottobre per i debiti rientranti nel perimetro applicativo dello Stralcio sono sospesi sia le attività di riscossione che i relativi termini di prescrizione. Gli interessati devono prestare attenzione perché le somme pagate prima dell’annullamento automatico non possono essere rimborsate.

Attraverso un servizio messo a disposizione dall’Ader è possibile verificare se i debiti ammessi alle predette definizioni agevolate possono essere oggetto di Stralcio. Se dal controllo del piano di pagamento, attraverso il servizio indicato, emerge la presenza di carichi potenzialmente interessati dall’annullamento e se nel periodo d’imposta 2019, il contribuente ha conseguito un reddito imponibile ai fini delle imposte sui redditi non superiore a 30 mila euro, è possibile, con lo stesso servizio, procedere in autonomia alla richiesta e alla stampa dei moduli di pagamento da utilizzare per il versamento delle rate ancora dovute, calcolate al netto delle somme relative ai suddetti carichi.

Soggetti interessati e limiti reddituali

Per essere oggetto di Stralcio i debiti devono riguardare: persone fisiche che nell’anno d’imposta 2019 hanno percepito un reddito imponibile ai fini delle imposte sui redditi fino a 30 mila euro; soggetti diversi dalle persone fisiche che nel periodo d’imposta in corso alla data del 31 dicembre 2019 hanno conseguito un reddito imponibile ai fini delle imposte sui redditi fino a 30 mila euro.

Considerato che lo Stralcio comporta un annullamento o comunque una riduzione dei debiti, l’Agenzia ritiene che, con esclusivo riferimento alle persone fisiche, possano trovare applicazione le regole previste per la determinazione del c.d. ‘reddito di riferimento per le agevolazioni fiscali’. Tuttavia il decreto Sostegni, ai fini della verifica del limite reddituale per l’accesso allo Stralcio, fa riferimento al reddito imponibile che considera il reddito complessivo al netto della deduzione per la prima casa e degli altri oneri deducibili.

Proprio in considerazione del richiamo normativo al reddito imponibile, ai fini della verifica del limite reddituale per l’accesso allo Stralcio, è necessario sommare al reddito imponibile (e non al reddito complessivo) i redditi assoggettati a cedolare secca e all’imposta sostitutiva del citato regime forfetario. Non va, invece, sommato l’importo pari al rendimento nozionale previsto dalla disciplina relativa all’Ace proprio in virtù del richiamo al reddito imponibile.

In sintesi, per il mod. 730-3 e per il mod. Redditi 2020 si considera la somma dei seguenti redditi:

  • reddito imponibile Irpef;
  • reddito assoggettato alla cedolare secca;
  • reddito d’impresa o di lavoro autonomo assoggettato ad imposta sostitutiva in applicazione del regime forfetario per gli esercenti attività d’impresa, arti o professioni;
Si considerano le Certificazioni Uniche 2020 e le dichiarazioni 730 e Redditi PF 2020 presenti nella banca dati delle Entrate alla data del 14 luglio 2021 (data di emanazione del dm).

Non vengono considerate le dichiarazioni che contengono solo il frontespizio o il prospetto dei familiari a carico oppure i soli quadri RM, RT, RW, RX, AC, RV, rigo 9 e rigo 17. In caso di presenza per lo stesso soggetto sia di dichiarazioni mod. 730 sia di dichiarazioni mod. Redditi PF si tiene conto dell’ultima dichiarazione pervenuta.

Per quanto concerne i soggetti diversi dalle persone fisiche, la verifica del limite reddituale per accedere allo Stralcio richiede il riferimento ai modelli dichiarativi Redditi Società di capitali, Società di persone e Enti non commerciali.

Ai fini dello Stralcio:

  • in caso di dichiarazione ultrannuale presentata da società sottoposte a procedure concorsuali, viene presa in considerazione la dichiarazione che ricomprende il periodo d’imposta in corso alla data del 31 dicembre 2019;
  • in caso di dichiarazione presentata da società che abbiano optato per il regime del consolidato, viene presa in considerazione solo la dichiarazione del soggetto che partecipa al consolidato, ossia del soggetto che ha presentato il modello RSC.

Termini e modalità di annullamento automatico dei debiti di importo residuo fino a 5 mila euro

Procedura di riconoscimento dei debiti oggetto di Stralcio

Al 20 agosto 2021 l’agente della riscossione ha trasmesso all’Agenzia delle Entrate l’elenco dei codici fiscali, presenti nel proprio sistema informativo alla data del 23 marzo scorso, delle persone fisiche e dei soggetti diversi dalle persone fisiche aventi uno o più debiti di importo residuo, alla stessa data del 23 marzo 2021, fino a 5 mila euro, comprensivo di capitale, interessi per ritardata iscrizione a ruolo e sanzioni, risultanti dai carichi affidati dal 1°gennaio 2000 al 31 dicembre 2010.

Entro il 30 settembre 2021, l’Agenzia delle Entrate restituisce all’agente della riscossione il predetto elenco dei codici fiscali, segnalando quelli relativi a soggetti che, sulla base delle dichiarazioni dei redditi e delle Certificazioni uniche presenti nella propria banca dati alla data del 14 luglio 2021 risultano aver conseguito redditi imponibili superiori ai limiti previsti per i quali, pertanto, non si procede all’annullamento dei debiti.

Annullamento dei debiti

L’annullamento dei debiti è effettuato alla data del 31 ottobre 2021, relativamente ai soggetti i cui codici fiscali non sono segnalati dall’Agenzia delle Entrate, per cui i debiti oggetto di Stralcio si intendono tutti automaticamente annullati.

L’agente della riscossione provvede allo Stralcio senza comunicarlo al contribuente che può, tuttavia, verificarne l’annullamento dei debiti attraverso la consultazione della propria situazione debitoria nelle modalità rese disponibili dall’Ader.

Discarico

Ai fini del discarico conseguente all’annullamento, senza oneri amministrativi a carico dell’ente creditore, e dell’eliminazione dalle relative scritture patrimoniali, l’agente della riscossione trasmette agli enti interessati, entro il 30 novembre 2021, l’elenco delle quote annullate. Il discarico non opera per le quote inserite nell’elenco prive dei requisiti reddituali e temporali previsti per lo Stralcio.

Richiesta di rimborso delle spese di notifica e di quelle per le procedure esecutive

Entro il 15 novembre 2021 l’agente della riscossione presenta al Mef la richiesta di rimborso delle spese di notifica delle cartelle di pagamento, nonché di quelle per le procedure esecutive, relative alle quote erariali e non annullate per effetto dello Stralcio.
Il rimborso è effettuato, con oneri a carico del bilancio dello Stato, in due rate:

  • la prima, di ammontare non inferiore al 70% del totale, scadente il 31 dicembre 2021;
  • la seconda per l’ammontare residuo, scadente il 30 giugno 2022.
Come precisato nella relazione di accompagnamento al decreto Sostegni non sono dovuti gli interessi.


(Vedi circolare n. 11 del 2021)

Istituzione delle causali contributo per il versamento dei contributi di spettanza della Cassa Nazionale di Previdenza ed Assistenza Forense
Friday, 10 September , 2021
Con una nota dello scorso 14 luglio la Cassa Forense ha richiesto l’istituzione di ulteriori causali contributo rispetto a quelle già istituite a gennaio e maggio 2021. L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 56/E del 6 settembre 2021, ha istituito le seguenti causali contributo: ‘E105’ denominata ‘CASSA FORENSE - integrazione contr. minimo soggettivo (12 mesi)’ e ‘E106’ denominata ‘CASSA FORENSE - interessi integrazione contr. minimo soggettivo’. Le suddette causali contributo sono operativamente efficaci dal 15 settembre 2021 e naturalmente verranno utilizzate per il versamento, tramite il modello F24, dei contributi di spettanza della Cassa Nazionale di Previdenza ed Assistenza Forense.
(Vedi risoluzione n. 56 del 2021)

Chiarimenti in ordine alla disciplina agevolativa in materia di trasformazione in crediti di imposta delle attività per imposte anticipate relative a perdite fiscali ed eccedenze ACE a seguito di operazioni di aggregazione aziendale
Friday, 10 September , 2021

L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 57/E del 7 settembre 2021, fornisce chiarimenti in merito alla disciplina agevolativa, contenuta nella legge di Bilancio 2021, che consente la trasformazione in credito d’imposta di determinate attività per imposte anticipate in caso di operazioni di aggregazione aziendale realizzate attraverso operazioni di fusione, scissione o conferimento d’azienda tra soggetti indipendenti che vengano approvate o deliberate dall’organo amministrativo competente delle società partecipanti ovvero del conferente, entro il 31 dicembre 2021.

La disciplina della trasformazione in credito d’imposta di determinate DTA (deferred tax asset) ha l’obiettivo di incentivare i processi di aggregazione tra imprese allo scopo di ridurre il differenziale di competitività tra piccole e grandi imprese, che si presenta particolarmente rilevante in Italia rispetto agli altri Paesi.

Il documento di prassi amministrativa conferma che la stessa disciplina trova applicazione anche nelle ipotesi di operazioni di aggregazione che coinvolgano più di due soggetti.

Il comma 234 della citata legge di Bilancio 2021 dispone, infatti, che, in caso di fusioni e scissioni, le DTA sono trasformabili in credito d’imposta nel limite del 2% della somma delle attività dei soggetti partecipanti ‘senza considerare il soggetto che presenta le attività di importo maggiore, ovvero al 2 per cento della somma delle attività oggetto di conferimento’. La disciplina, anche se riferita ad un’unica operazione di aggregazione a cui partecipano più di due soggetti, deve essere applicata anche nel caso di più operazioni distinte, approvate o deliberate entro il 2021.

Il comma 240 stabilisce che la disciplina agevolativa può trovare applicazione una sola volta per ciascun beneficiario o risultante, indipendentemente dal numero delle operazioni societarie realizzate. Di fatto, ogni soggetto può usufruire una sola volta del meccanismo mentre non ci sono limiti al numero di operazioni realizzabili. Diversamente la norma avrebbe dovuto limitare espressamente la trasformazione ad una sola operazione.

L’intesa che mette d’accordo il vincolo di applicazione dell’agevolazione ad una sola volta per ogni soggetto e la possibilità di estendere il beneficio a più operazioni, per l’Agenzia, può trovarsi nelle modalità di quantificazione dello stesso basato sugli attivi dei soggetti partecipanti che, conseguentemente, possono partecipare una sola volta alla quantificazione del beneficio.
In altre parole, indipendentemente dal numero delle operazioni realizzate e dai soggetti coinvolti, il beneficio deve essere calcolato considerando le operazioni come un’aggregazione unitaria, in cui sono gli attivi dei partecipanti a dover concorrere una volta sola alla determinazione delle DTA trasformabili. In quest’ottica, dice la risoluzione ‘la disposizione in esame sarebbe volta ad evitare un effetto moltiplicativo del beneficio fiscale sullo stesso attivo richiedendo che, in caso di più operazioni, l’attivo dello stesso soggetto non possa concorrere più volte ai fini della trasformazione di DTA’ .

La risoluzione riporta un esempio riguardante il caso di due soggetti, A e B e di un successivo conferimento d’azienda da parte della società risultante dalla fusione a un terzo conferitario, C. Ipotizzando che l’attivo di A sia maggiore dell’attivo di B, a sua volta maggiore di quello di C, si avrebbe una prima trasformazione di DTA fino al 2% dell’attivo di B per effetto della fusione e poi una seconda trasformazione di DTA fino al 2% degli attivi conferiti (ovvero di A e B).
In questa situazione, la norma sarebbe formalmente rispettata e l’attivo di B avrebbe concorso due volte alla trasformazione di DTA, producendo un’incoerenza e una contraddittorietà del sistema.

In conclusione, la disciplina introdotta dalla legge di Bilancio è applicabile anche nell’ipotesi di più operazioni distinte approvate o deliberate nel 2021, a patto che ai fini della determinazione delle DTA trasformabili in ciascuna operazione, lo stesso attivo possa partecipare una sola volta. Quindi, se in un’operazione l’attivo di un soggetto ha concorso a determinare l’ammontare di DTA trasformabili, lo stesso attivo non potrà essere considerato in un’operazione successiva.


(Vedi risoluzione n. 57 del 2021)

Dichiarazione di utilizzo dei servizi di locazione, anche finanziaria, noleggio e simili non a breve termine nella Ue di imbarcazioni da diporto e di navigazione in alto mare, ai fini della non imponibilità
Friday, 3 September , 2021

La legge n. 178 del 30 dicembre 2020 (legge di Bilancio 2021) ha apportato novità alle prestazioni di servizi di locazione, anche finanziaria, noleggio e simili di imbarcazioni da diporto e di navigazione in alto mare, ai fini della non imponibilità.

Tali novità trovano applicazione alle operazioni poste in essere dal sessantesimo giorno successivo all’adozione del provvedimento direttoriale datato 14 agosto 2021 che ha approvato il modello di dichiarazione della percentuale di utilizzo dei servizi di locazione, anche finanziaria, noleggio e simili non a breve termine, nel territorio della Ue, di imbarcazioni da diporto e per la dichiarazione di esistenza della condizione di navigazione in alto mare che il committente delle prestazioni è tenuto a presentare.

Spetta al committente, all’armatore, al proprietario dell'imbarcazione, al comandante della nave la presentazione di detta dichiarazione attraverso i canali telematici delle Entrate. Può farlo, parimenti, un intermediario delegato. Alla presentazione della dichiarazione segue il rilascio di una ricevuta telematica con l’indicazione del numero di protocollo di ricezione.

L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 54/E del 6 agosto 2021, ha fornito i primi chiarimenti destinati a consentire una più agevole effettuazione dell’adempimento dichiarativo con riferimento alle casistiche segnalate dagli operatori.

Presentazione della dichiarazione telematica da parte dei soggetti non residenti, non stabiliti, non identificati nel territorio dello Stato

Per i soggetti non residenti, privi di rappresentante fiscale o di identificazione diretta, è prevista la possibilità di trasmettere la comunicazione inviando copia scansionata del modello di dichiarazione, sottoscritto con firma autografa, insieme alla copia di un documento di identità in corso di validità, al Centro Operativo di Pescara, specificando nell’oggetto del messaggio DICHIARAZIONE ‘NAUTICA’ ALTERNATIVA AL PROVVEDIMENTO 15 GIUGNO 2021.

Il Centro Operativo invierà allo stesso indirizzo email da cui è pervenuta la dichiarazione il numero di protocollo di quest’ultima. Una copia della documentazione andrà inviata dal dichiarante al cedente/prestatore, specificando il numero di protocollo di ricezione della dichiarazione telematica.
La predetta modalità di trasmissione della dichiarazione riguarda esclusivamente i soggetti non residenti, non stabiliti e non identificati in Italia.

Presentazione della dichiarazione telematica nei casi di cd. fornitori indiretti

In relazione ai casi in cui il regime di non imponibilità sia invocato non solo dai fornitori diretti ma anche con riferimento a prestazioni di servizi e/o cessioni di beni non effettuate direttamente nei confronti del dichiarante o i casi di bunkeraggio navale, la risoluzione ricorda che il dichiarante deve presentare la dichiarazione indicando i dati dei soli fornitori diretti nella Sezione II del Quadro B, ai quali la dichiarazione è resa disponibile.
Il fornitore, ricevuta la copia della dichiarazione, dovrà a sua volta trasmetterla ai propri cedenti o prestatori che abbiano titolo ad applicare il regime di non imponibilità Iva.

Ciascun fornitore, diretto o indiretto, è tenuto ad indicare il protocollo della dichiarazione rilasciato dall’Agenzia delle Entrate nelle fatture emesse.

Presentazione della dichiarazione attestante l’utilizzo del mezzo di trasporto per la navigazione in alto mare nell’ipotesi di navi in costruzione

Per le imbarcazioni in corso di costruzione, in relazione alla presentazione dell’adempimento dichiarativo, tenuto conto che la verifica a consuntivo della sussistenza della condizione della navigazione in alto mare non può essere effettuata, come richiesto dalla norma, entro la fine dell’anno solare in cui è stata inoltrata la dichiarazione stessa, l’Agenzia ritiene che i committenti/dichiaranti presentano la dichiarazione indicando - per identificare che la nave è in costruzione - nella casella 2 il codice convenzionale 9999999, lasciando vuota la casella 1 e compilando la casella 3 con un numero progressivo quando la dichiarazione si riferisce a più imbarcazioni in costruzione dello stesso dichiarante.

La condizione dell’effettivo uso della nave per la navigazione in alto mare deve essere accertata alla fine dell’anno solare di primo utilizzo della nave.


(Vedi risoluzione n. 54 del 2021)

Istituzione del codice tributo per l’utilizzo in compensazione del credito d’imposta spettante in relazione agli sconti praticati dai rivenditori in favore degli utenti finali per l’acquisto di nuovi televisori
Friday, 3 September , 2021

Con la risoluzione n. 55/E del 23 agosto 2021 l’Agenzia delle Entrate ha istituito il codice tributo ‘6927’ denominato ‘Bonus tv Rottamazione - credito d’imposta per il recupero degli sconti praticati dai rivenditori agli utenti finali per l’acquisto di nuovo apparecchio televisivo - D.M. del 5 luglio 2021’.

Il nuovo codice tributo andrà utilizzato in compensazione, tramite modello F24, per usufruire del credito d'imposta previsto dalla legge 30 dicembre 2020 n. 178 al fine di favorire la sostituzione di apparecchi televisivi non idonei alla ricezione e agevolare il corretto smaltimento di quelli obsoleti attraverso il riciclo.

Il contributo è riconosciuto all’utente finale sotto forma di sconto praticato dal venditore dell’apparecchio sul relativo prezzo di vendita, per un importo pari al 20% del prezzo di vendita, entro l’importo massimo di 100 euro. Il venditore recupererà lo sconto praticato all’utente finale mediante credito d’imposta utilizzabile esclusivamente in compensazione.


(Vedi risoluzione n. 55 del 2021)

Credito d’imposta per investimenti in beni strumentali nuovi - Risposte a quesiti
Friday, 27 August , 2021

La legge di Bilancio 2021 ha modificato la disciplina del credito d’imposta per gli investimenti in beni strumentali nuovi materiali e immateriali destinati a strutture produttive ubicate in Italia. La nuova disciplina si pone in linea con la legge di Bilancio 2020 che ha disciplinato gli incentivi fiscali del ‘Piano nazionale Impresa 4.0’. La novità più importante della legge n. 160/2019 ha riguardato la trasformazione del beneficio in forma di credito d’imposta utilizzabile esclusivamente in compensazione. Altre innovazioni introdotte dalla legge n. 160 sono il super ammortamento e l’iper ammortamento.

Al fine di rafforzare l’agevolazione agli investimenti in beni strumentali la legge di Bilancio 2021 ha apportato novità all’impianto della legge n. 160. Le più importanti hanno riguardato: l’ampliamento dell’ambito oggettivo dell’agevolazione ai beni immateriali diversi dai beni 4.0; la maggiorazione della misura del credito d’imposta applicabile in funzione della tipologia degli investimenti e del periodo di effettuazione; l’aumento del limite massimo di investimenti ammissibili; le regole per la compensazione del credito d’imposta con la finalità di accelerarne la fruizione; la richiesta della perizia asseverata per i beni dell’allegato A e dell’allegato B.

Con il Dl Sostegni-bis il Legislatore è nuovamente intervenuto sullo strumento agevolativo con modifiche sull’utilizzo del credito d’imposta. Anche i soggetti con un volume di ricavi/compensi non inferiori a 5 milioni di euro possono utilizzare in compensazione, in un’unica quota annuale, il credito d’imposta per gli investimenti in beni strumentali materiali non 4.0, effettuati a decorrere dal 16 novembre 2020 e fino al 31 dicembre 2021.
L’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 9/E del 23 luglio 2021, sentito il Ministero dello Sviluppo economico, fornisce, sotto forma di risposte a quesiti, indicazioni in merito alle modalità di applicazione del credito d’imposta disciplinato dalla legge di Bilancio 2021.

Soggetti interessati

I commi 1051 e 1061 della legge di Bilancio 2021 individuano l’ambito soggettivo di applicazione dell’agevolazione.
Il credito d’imposta è attribuito ‘a tutte le imprese residenti nel territorio dello Stato, comprese le stabili organizzazioni di soggetti non residenti, indipendentemente dalla forma giuridica, dal settore economico di appartenenza, dalla dimensione e dal regime fiscale di determinazione del reddito dell’impresa, che effettuano investimenti in beni strumentali nuovi destinati a strutture produttive ubicate nel territorio dello Stato’.

Dal punto di vista soggettivo, il credito d'imposta è riservato alle imprese residenti nel territorio dello Stato che, indipendentemente dalla forma giuridica, dal settore economico, dalle dimensioni aziendali e dal regime contabile adottato, effettuano investimenti alle condizioni stabilite dai commi 1054, 1055, 1056, 1057 e 1058, in relazione alle diverse tipologie di beni agevolabili.
Sono ricompresi nel novero delle imprese beneficiarie gli enti non commerciali, con riferimento all’attività commerciale eventualmente esercitata, le imprese agricole che determinano il reddito agrario, nonché le reti di impresa.

Le ‘reti-soggetto’, ai fini delle imposte sui redditi, figurano tra gli enti commerciali oppure tra quelli non commerciali a seconda che svolgano o meno attività commerciale in via principale o esclusiva. Con riferimento, invece, alla categoria della ‘rete-contratto’, l’adesione al contratto di rete non comporta l’attribuzione di soggettività tributaria alla rete risultante dal contratto stesso, per cui gli atti posti in essere in esecuzione del programma di rete producono i loro effetti direttamente nelle sfere giuridico-soggettive dei partecipanti alla rete.

Tra le imprese beneficiarie trovano posto le STP titolari di reddito d’impresa, con la conseguenza che, al pari di tali soggetti, possono avvalersi sia del credito d’imposta per investimenti in beni strumentali materiali e immateriali 4.0, sia del credito d’imposta per investimenti in beni strumentali materiali e immateriali ‘ordinari’.
Sempre in merito all’ambito soggettivo di applicazione dell’agevolazione sono ammessi a beneficiare del credito d’imposta gli ‘esercenti arti e professioni’ che effettuano investimenti in beni strumentali materiali e immateriali funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale delle imprese secondo il modello ‘Industria 4.0’.
Rientrano nella categoria dei soggetti esercenti arti e professioni anche le associazioni tra professionisti. Possono usufruire del beneficio anche i soggetti che intraprendono l’attività a partire dal periodo d'imposta in corso alla data di entrata in vigore della disciplina in esame. Sempre in merito all’ambito soggettivo, qualora le imprese siano destinatarie di sanzioni interdittive, è prevista l’esclusione soggettiva dal credito d’imposta per investimenti in beni strumentali nuovi, esclusione che deve riguardare il medesimo arco temporale interessato dall’applicazione della relativa sanzione interdittiva.
Pertanto, gli investimenti in beni strumentali nuovi effettuati nell’arco temporale in questione saranno irrilevanti agli effetti della disciplina agevolativa e, di conseguenza, i relativi costi saranno esclusi dalla base di calcolo del credito d’imposta in questione.

Investimenti

La circolare evidenzia come la rilevanza delle operazioni di locazione finanziaria sia riconosciuta sulla base di un principio di ‘sostanziale’ equivalenza tra l’acquisto e l’acquisizione del bene stesso tramite contratto di leasing. Il mancato riferimento ai contratti di locazione finanziaria nella legge di Bilancio 2021 è da imputare ad un mero difetto di coordinamento formale e non alla volontà del legislatore di circoscrivere le modalità di effettuazione degli investimenti agevolabili alla sola acquisizione in proprietà dei beni.

Ambito temporale

In merito all’ambito temporale di applicazione si chiede di conoscere il corretto comportamento da adottare nel caso in cui l’effettuazione degli investimenti eleggibili ricada nell’arco temporale in cui il credito d’imposta introdotto dalla legge di Bilancio 2021 coesiste con l’analogo credito d’imposta introdotto dalla legge di Bilancio 2020.
La circolare precisa che il coordinamento delle due discipline agevolative, sul piano temporale, va effettuato distinguendo il caso degli investimenti per i quali alla data del 15 novembre 2020 (ovvero anteriormente alla decorrenza della nuova disciplina) si sia proceduto alla ‘prenotazione’, dal caso degli investimenti per i quali a questa data non risultino verificate tali condizioni. Nel primo caso, gli investimenti, se completati entro il 30 giugno 2021, restano incardinati nella vecchia disciplina. Nel secondo caso, trova applicazione la disciplina introdotta dalla legge di Bilancio 2021.
Tale interpretazione trova fondamento nella volontà del legislatore di anticipare gli effetti del nuovo regime agevolativo, senza attendere la naturale scadenza dell’ordinario termine del precedente regime.

Determinazione dell’agevolazione

È bene ricordare che le reti di imprese sono ricomprese nel novero dei soggetti beneficiari dell’agevolazione, distinguendo tra le ‘reti-contratto’ e le ‘reti-soggetto’. Qualora gli investimenti in beni strumentali nuovi siano effettuati da imprese che aderiscono a un ‘contratto di rete’, ai fini dell’applicazione dell’agevolazione, occorre distinguere se si tratta di ‘rete-contratto’ o di ‘rete-soggetto’. Nel primo caso gli atti posti in essere in esecuzione del programma comune di rete producono i loro effetti in capo alle imprese partecipanti. Nella rete-contratto la titolarità di beni, diritti, obblighi ed atti è riferibile, quota parte, alle singole imprese partecipanti.
Con riferimento agli investimenti in beni strumentali nuovi effettuati nell’ambito di una ‘rete-contratto’ sono le singole imprese retiste ad aver diritto al credito d’imposta sulla quota parte del costo di propria competenza. Il credito d'imposta verrà applicato in modo autonomo da ciascuna delle imprese aderenti alla rete:

  • in relazione alla quota di costi di competenza del periodo d’imposta alle stesse direttamente imputati, laddove gli investimenti, effettuati in esecuzione del programma comune di rete, siano stati posti in essere dal soggetto designato a svolgere l’ufficio di organo comune;
  • in relazione alla quota di costi a queste ‘ribaltati’, laddove gli investimenti siano stati posti in essere da un’impresa della rete o dall’impresa ‘capofila’.
Nel caso in cui, invece, la rete di imprese si configuri come ‘rete-soggetto’ gli atti posti in essere in esecuzione del programma comune di rete producono i loro effetti direttamente in capo alla ‘rete-soggetto’.
Qualora il programma di rete preveda l’esecuzione di investimenti in beni strumentali nuovi, l’effettuazione degli stessi è imputabile alla ‘rete-soggetto’, la quale, risultando essere un’ ‘impresa’ è il soggetto destinatario dell’agevolazione.
La ‘rete-soggetto’, quindi, applicherà in modo autonomo il meccanismo di calcolo del credito d’imposta avendo riguardo ai costi relativi agli investimenti ammissibili effettuati in esecuzione del programma comune di rete, di competenza del periodo d’imposta in cui intende avvalersi dell’agevolazione, ferma restando, in capo alla stessa, la sussistenza di tutte le condizioni poste dalla disciplina agevolativa, tra cui la verifica relativa al raggiungimento della soglia massima degli investimenti ammissibili.

In merito alla determinazione del costo del bene agevolabile, costituisce una componente del costo l’eventuale Iva, relativa alle singole operazioni di acquisto, totalmente indetraibile. Non rileva, invece, ai fini della determinazione del valore degli investimenti, l’Iva parzialmente indetraibile in misura corrispondente al rapporto tra l’ammontare delle operazioni che conferiscono il diritto alla detrazione ed operazioni esenti. In quest’ultima ipotesi l’Iva parzialmente indetraibile per effetto del prorata, non può essere considerata come costo afferente le singole operazioni d’acquisto, ma è una massa globale che si qualifica come costo generale.
Quanto agli investimenti effettuati mediante contratti di locazione finanziaria, nel caso in cui per l’utilizzatore l’Iva sui canoni di locazione sia indetraibile, ai fini dell’agevolazione assume rilievo anche l’Iva pagata dal locatore sull’acquisto del bene.

Utilizzo

La legge di Bilancio 2021 stabilisce che per le imprese ammesse al credito d’imposta, la fruizione del beneficio spettante è comunque subordinata al rispetto della normativa sulla sicurezza nei luoghi di lavoro applicabili in ciascun settore e al corretto adempimento degli obblighi di versamento dei contributi previdenziali e assistenziali a favore dei lavoratori. Si ricorda che alle imprese è riconosciuto un credito d’imposta alle condizioni e nelle misure stabilite dalla norma in relazione alle diverse tipologie di beni agevolabili. In particolare, le imprese sono ammesse sia al credito d’imposta per investimenti in beni strumentali materiali e immateriali ‘ordinari’, sia al credito d’imposta per investimenti in beni materiali e immateriali funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale delle imprese secondo il modello ‘Industria 4.0’.
Il credito d’imposta per investimenti in beni strumentali materiali e immateriali ‘ordinari’ si applica alle stesse condizioni e negli stessi limiti anche agli investimenti effettuati dagli esercenti arti e professioni.

Il contribuente è legittimato alla fruizione del credito d’imposta qualora, alla data di utilizzo in compensazione, abbia correttamente adempiuto agli obblighi di versamento dei contributi previdenziali e assistenziali a favore dei lavoratori.
La disponibilità del DURC in corso di validità al momento della fruizione del credito d’imposta costituisce prova del corretto adempimento degli obblighi contributivi e previdenziali. Diversamente il DURC irregolare preclude la fruizione del credito d’imposta spettante.

Ai fini della fruizione il credito d’imposta è ripartito in tre quote annuali di pari importo ed è utilizzato a scomputo dei versamenti dovuti da effettuarsi esclusivamente mediante il modello di pagamento F24 a decorrere dall’anno di entrata in funzione, ovvero di avvenuta interconnessione, dei beni oggetto di investimento. La ripartizione in quote annuali risponde alla necessità, soprattutto di ordine finanziario, di porre un limite annuo all’utilizzo del credito d’imposta - nella misura di un terzo dell’importo maturato - e non già di fissare un obbligo di utilizzo dell’intera quota annuale ivi stabilita o un limite temporale alla sua fruizione.
Pertanto, nel caso in cui la quota annuale non sia utilizzata, l’ammontare residuo potrà essere riportato in avanti nelle dichiarazioni dei periodi d’imposta successivi senza alcun limite temporale ed essere utilizzato già dall’anno successivo, secondo le ordinarie modalità di utilizzo del credito, andando così a sommarsi alla quota fruibile a partire dal medesimo anno.

Per gli investimenti in beni strumentali effettuati a decorrere dal 16 novembre 2020 e fino al 31 dicembre 2021, il credito d’imposta spettante ai soggetti con un volume di ricavi/compensi inferiori a 5 milioni di euro è utilizzabile in compensazione in un’unica quota annuale. Inoltre, per gli investimenti in beni strumentali materiali diversi da quelli indicati nell’allegato A annesso alla legge 11 dicembre 2016 n. 232, effettuati a decorrere dal 16 novembre 2020 e fino al 31 dicembre 2021, il credito d’imposta spettante ai soggetti con un volume di ricavi o compensi non inferiori a 5 milioni di euro è utilizzabile in compensazione in un’unica quota annuale. Dal combinato disposto di queste norme si evince che è utilizzabile in compensazione in un’unica quota annuale:

  • il credito d’imposta per investimenti in beni strumentali materiali ‘non 4.0’ effettuati ai sensi del comma 1054 della legge di Bilancio 2021 a decorrere dal 16 novembre 2020 e fino al 31 dicembre 2021, indipendentemente dal volume dei ricavi o dei compensi dei soggetti beneficiari;
  • il credito d’imposta per investimenti in beni strumentali immateriali ‘non 4.0’ effettuati nel medesimo periodo dai soggetti con un volume di ricavi o compensi inferiori a 5 milioni di euro.
L’utilizzabilità in un’unica quota del credito d’imposta costituisce una facoltà che se non viene sfruttata, consentirà al beneficiario di continuare a fruire del credito in tre quote annuali di pari importo.
Nel caso in cui il contribuente scelga di fruire del credito d’imposta in un’unica quota, il credito non utilizzato potrà essere portato in avanti nelle dichiarazioni dei periodi d’imposta successivi.

In merito all’utilizzo del credito d’imposta da parte di un soggetto diverso da quello che lo ha maturato si chiede se tale credito d’imposta possa essere trasferito in caso di conferimento d’azienda o di ramo di azienda. L’Agenzia delle Entrate ha più volte affermato la non trasferibilità dei crediti d’imposta di natura similare a quello in argomento in forza della natura soggettiva dei medesimi, che maturano esclusivamente in capo ai soggetti che effettuano l’investimento e non possono essere trasferiti a soggetti terzi per effetto di atti realizzativi.
Il trasferimento della titolarità è infatti ammissibile unicamente nei casi in cui specifiche norme giuridiche prevedono, al verificarsi dell’operazione, una confusione di diritti e obblighi dei diversi soggetti giuridici interessati; ad esempio, nei casi di fusione, successione per decesso dell’imprenditore individuale, scissione. Ugualmente i crediti di tal natura possono essere trasferiti nell’ambito della cessione del ramo d’azienda che lo ha generato. In presenza di operazioni straordinarie, caratterizzate dalla veicolazione dell’azienda o di un ramo d’azienda nel cui ambito è rinvenibile il bene agevolato da cui origina il credito d’imposta, l’avente causa continuerà a fruire del credito d’imposta maturato in capo al dante causa, indipendentemente dal sopravvenuto cambiamento di proprietà del complesso aziendale.

Cumulo con altre agevolazioni

Il credito d’imposta per investimenti in beni strumentali nuovi è cumulabile con altre agevolazioni che abbiano ad oggetto i medesimi costi, a condizione che tale cumulo, tenuto conto anche della non concorrenza alla formazione del reddito e della base imponibile dell’imposta regionale sulle attività produttive, non porti al superamento del costo sostenuto. In sostanza, l’agevolazione è cumulabile con altre misure di favore (fiscali e non) insistenti sugli stessi costi ammissibili al credito d’imposta, nel limite massimo rappresentato dal costo sostenuto.
Eventuali ulteriori limitazioni alla fruizione del credito d’imposta possono derivare dalla circostanza che siano le discipline di tali altre misure di favore a prevedere un divieto di cumulo con altre disposizioni agevolative.
Al fine di appurare la cumulabilità, occorre calcolare il credito d’imposta teoricamente spettante, e sommare tale importo teorico a quello degli altri incentivi pubblici concessi sui medesimi investimenti. Il risultato di tale somma non deve superare il ‘costo sostenuto’ ovverosia l’ammontare complessivo dei costi ammissibili di competenza del periodo d’imposta per il quale il contribuente intende avvalersi del credito d’imposta.

Rideterminazione dell’agevolazione

Investimento effettuato mediante contratto di locazione finanziaria. La legge di Bilancio 2021 prevede che il credito d’imposta debba essere corrispondentemente ridotto nell’ipotesi in cui ‘i beni agevolati sono ceduti a titolo oneroso o sono destinati a strutture produttive ubicate all’estero, anche se appartenenti allo stesso soggetto’ entro il 31 dicembre del secondo anno successivo a quello di entrata in funzione ovvero a quello di avvenuta interconnessione.
Nel caso di investimenti effettuati mediante contratto di locazione finanziaria, il mancato esercizio del diritto di riscatto così come la cessione del contratto di leasing durante il ‘periodo di sorveglianza’ costituiscono causa di rideterminazione dell’incentivo. Considerato che per gli investimenti effettuati mediante contratti di locazione finanziaria ai fini della determinazione del credito d’imposta si assume il costo sostenuto dal locatore per l’acquisto dei beni, si ritiene che sia tale valore a dover essere escluso dall’originaria base di calcolo ai fini della rideterminazione dell’agevolazione.
Il credito d’imposta non sarà oggetto di rideterminazione qualora, nel ‘periodo di sorveglianza’ il bene acquisito in proprietà a seguito di riscatto venga successivamente ceduto a una società di leasing nel contesto di un’operazione di sale and lease back.

Il furto del bene agevolato non costituisce causa di rideterminazione dell’agevolazione, dovendosi dare rilevanza, a tal fine, alla volontarietà della scelta del beneficiario. Nel caso di furto del bene oggetto di investimento, comprovato dalla denuncia alle autorità competenti, la fuoriuscita del bene dal regime di impresa o dall’esercizio dell’attività di arti e professioni, proprio perché indipendente dalla volontà del beneficiario, non comporta la rideterminazione dell’agevolazione.

Documentazione

Indicazione della norma agevolativa. Per gli investimenti per i quali alla data del 15 novembre 2020 si sia proceduto all’ordine vincolante e sia stato versato l’acconto del 20%, le relative fatture e gli altri documenti di acquisto devono contenere il riferimento alle disposizioni della legge di Bilancio 2020.
Per gli investimenti intrapresi a decorrere dal 16 novembre 2020 - per i quali alla data del 15 novembre non ci sia stato l’ordinativo e/o il versamento dell’acconto del 20% - le fatture e gli altri documenti di acquisto dei beni ammissibili devono riportare il riferimento alla disciplina agevolativa della legge di Bilancio 2021.
Nel caso di documenti già emessi, non può escludersi che non sia stato indicato il corretto riferimento normativo. In tal caso, i soggetti interessati possono integrare i documenti sprovvisti della corretta indicazione delle disposizioni agevolative di riferimento, prima che inizino le attività di controllo del fisco.


(Vedi circolare n. 9 del 2021)

Trattamento Iva - Cessione di integratori alimentari in forma liquida
Friday, 27 August , 2021

L’Agenzia delle Entrate dedica la risoluzione n. 50/E del 29 luglio 2021 alla questione dell’applicazione dell’Iva agevolata del 10% alla cessione di integratori alimentari commercializzati sotto varie forme, inclusa la forma di sciroppo.

L’Amministrazione finanziaria precisa che la cessione degli integratori alimentari è soggetta all’aliquota Iva ridotta solo nel caso in cui i loro componenti siano riconducibili ai prodotti elencati nella Tabella A, Parti II, II-bis o III, allegata al Dpr n. 633/1972, cui consegue l’applicazione dell’aliquota Iva rispettivamente del 4, del 5 o del 10%.

Gli integratori alimentari sono stati ricondotti al punto n. 80, parte III della Tabella A.

I chiarimenti hanno riguardato, in particolare, le ‘preparazioni alimentari’ che si presentano sotto forma di ‘sostanza liquida’, ‘soluzione’ e/o ‘fluido’ la cui cessione deve ritenersi esclusa dall’Iva al 10% in quanto riconducibile alla categoria degli ‘sciroppi di qualsiasi natura’.

Gli integratori alimentari che, sulla base dell’analisi della loro composizione ed in considerazione delle specifiche proprietà finalizzate a mantenere l’organismo in buona salute, sono classificati nelle voci doganali residuali 2106 9092 o 2106 9098, seppur commercializzati in forma liquida, non hanno le caratteristiche degli sciroppi di zucchero di qualsiasi natura e, pertanto, rientrano nelle previsioni dell’aliquota Iva agevolata al 10%.


(Vedi risoluzione n. 50 del 2021)

Ambito applicativo articolo 6, comma 6, decreto legislativo n. 471/1997
Friday, 27 August , 2021

Con la risoluzione n. 51/E del 3 agosto 2021 l’Agenzia delle Entrate fornisce chiarimenti in merito all’ambito applicativo dell’articolo 6, comma 6, del decreto legislativo n. 471/1997 in base al quale ‘Chi computa illegittimamente in detrazione l’imposta assolta, dovuta o addebitatagli in via di rivalsa, è punito con la sanzione amministrativa pari al 90% dell’ammontare della detrazione compiuta. In caso di applicazione dell’imposta in misura superiore a quella effettiva, erroneamente assolta dal cedente o prestatore, fermo restando il diritto del cessionario o committente alla detrazione ai sensi degli articoli 19 e seguenti del Dpr n. 633/1972, l’anzidetto cessionario o committente è punito con la sanzione amministrativa compresa fra 250 euro e 10.000 euro. La restituzione dell’imposta è esclusa qualora il versamento sia avvenuto in un contesto di frode fiscale’.

Sul punto, con la sentenza n. 24289/2020, si è espressa la Corte di cassazione chiarendo che il cessionario/committente non ha diritto alla detrazione dell’Iva erroneamente corrisposta in riferimento ad un’operazione non imponibile; il diritto alla detrazione spetta solo se l’errore commesso dal cedente/prestatore riguarda l’applicazione di un’aliquota maggiore rispetto a quella dovuta.

Tenuto conto dell’orientamento dei giudici del Palazzaccio, nella disposizione di cui all’articolo 6, comma 6, del decreto legislativo n. 471/1997, come riformulato dalla legge di Bilancio 2018, si distinguono due tipologie di condotte illecite, in relazione a ciascuna delle quali sono previste due diverse sanzioni:

  • una sanzione fissa (compresa fra 250 euro e 10.000 euro) per il cessionario/committente in caso di applicazione dell’Iva in misura superiore a quella effettiva, erroneamente assolta dal cedente/prestatore, fermo restando il diritto del medesimo cessionario/committente alla detrazione;
  • una sanzione pari al 90% dell’ammontare della detrazione illegittimamente compiuta dal cessionario/committente negli altri casi in cui l’imposta è stata assolta, dovuta o addebitatagli in via di rivalsa.
Qualora il cessionario/committente abbia pagato al cedente/prestatore - e, di conseguenza, abbia detratto - l’Iva addebitatagli per errore in fattura, pur trattandosi di operazioni esenti o non imponibili, deve essere, dunque, irrogata la sanzione proporzionale di cui alla lett. b), previo recupero dell’Iva indebitamente detratta.


(Vedi risoluzione n. 51 del 2021)

Regime Iva dei servizi di formazione professionale erogati da società accreditate presso fondo soggetto a vigilanza ministeriale
Friday, 27 August , 2021

Ai corsi di formazione professionale svolti dagli enti accreditati e finanziati dal Fondo X con risorse aventi natura pubblica deve applicarsi l’esenzione da Iva.

È quanto emerge dalla risoluzione n. 52/E del 3 agosto 2021 dell’Agenzia delle Entrate.

I finanziamenti sono disciplinati dall’articolo 10, prima comma, n. 20) del decreto Iva riservati alle prestazioni dirette all’educazione dell’infanzia e della gioventù e didattiche di ogni genere, e anche alla formazione, l’aggiornamento, la riqualificazione e riconversione professionale. Beneficiarie delle agevolazioni sono le scuole e gli istituti riconosciuti dalle Pa.

Il Fondo che opera sotto la vigilanza e il controllo dell’Agenzia nazionale Politiche Attive del Lavoro è alimentato con il contributo del 4% delle retribuzioni lorde corrisposte ai lavoratori in somministrazione e la sua attività è finalizzata alla promozione di percorsi di qualificazione e riqualificazione professionali.

La circostanza che il Fondo in oggetto abbia natura privatistica non è inconciliabile con la devoluzione ad esso di compiti e con lo svolgimento di attività di pubblico interesse, aventi rilevanza pubblicistica. Sul punto l’Anac, con la nota del 15 gennaio 2016, ha precisato che la veste giuridica privatistica dei fondi non è di per sé sufficiente ad escludere la possibilità di qualificare giuridicamente i fondi come organismi di diritto pubblico tenuti al rispetto delle procedure di aggiudicazione imposte dal diritto comunitario e nazionale in materia di appalti pubblici, in presenza di una disciplina normativa che presenta notevoli elementi di pubblicizzazione quali: l’autorizzazione ministeriale per l’esercizio dell’attività svolta dai fondi; la vigilanza ministeriale sulla gestione dei fondi medesimi.

Pertanto, l’Anac ha qualificato i fondi quali organismi di diritto pubblico i quali sono tenuti ad applicare le procedure di aggiudicazione previste dal codice dei contratti pubblici. L’Amministrazione finanziaria ritiene quindi che ai servizi di formazione professionale finanziati dal Fondo X con risorse pubbliche, sottoposto alla vigilanza dell’Anpal, svolti dagli organismi privati accreditati e riconosciuti dai soggetti pubblici, sia applicabile l’esenzione Iva prevista dall’articolo 10, primo comma, n. 20) del Dpr n. 633/1972.


(Vedi risoluzione n. 52 del 2021)

Proroga dei versamenti
Friday, 27 August , 2021

L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 53/E del 5 agosto 2021, fornisce chiarimenti in merito ai soggetti interessati dalla proroga dei versamenti e illustra il calendario fiscale nei casi dei pagamenti rateali.

Il decreto legge Sostegni-bis all’articolo 9-ter ha disposto al primo comma che per i soggetti che esercitano attività economiche per le quali sono stati approvati gli ISA e che dichiarano ricavi o compensi di ammontare non superiore al limite stabilito, per ciascun indice, dal relativo decreto di approvazione del Mef, i termini dei versamenti risultanti dalle dichiarazioni dei redditi, da quelle in materia di Irap e da quelle dell’Iva che scadono dal 30 giugno al 31 agosto 2021, sono prorogati al 15 settembre 2021 senza alcuna maggiorazione. Il comma successivo ha inoltre previsto che le disposizioni del comma 1 si applicano anche ai soggetti che presentano cause di esclusione dall’applicazione degli ISA, compresi quelli che adottano il regime fiscale di vantaggio, a quelli che applicano il regime forfettario, nonché ai soggetti che partecipano a società, associazioni e imprese ai sensi degli articoli 5, 115 e 116 del Tuir.

La proroga al 15 settembre 2021 dei termini di versamento interessa tutti i contribuenti che:

  • esercitano, in forma di impresa o di lavoro autonomo, tali attività prescindendo dal fatto che gli stessi applichino o meno gli ISA;
  • dichiarano ricavi o compensi di ammontare non superiore al limite stabilito, per ciascun ISA, dal relativo decreto ministeriale di approvazione;
La nuova norma ricomprende anche coloro che, per il periodo d'imposta in corso al 31 dicembre 2020:
  • applicano il regime forfetario agevolato;
  • applicano il regime fiscale di vantaggio per l’imprenditoria giovanile e lavoratori in mobilità;
  • partecipano a società, associazioni e imprese ai sensi degli articoli 5, 115 e 116 del Tuir, aventi i requisiti indicati al comma 1 dell’articolo 9-ter;
  • determinano il reddito con altre tipologie di criteri forfetari;
  • ricadono nelle altre cause di esclusione dagli ISA.

Per effetto della proroga, dunque, i versamenti in scadenza nel periodo compreso tra il 30 giugno e il 31 agosto 2021, possono essere eseguiti entro il 15 settembre 2021, senza alcuna maggiorazione. Le somme dovute a titolo di saldo e di primo acconto delle imposte sui redditi, compreso il versamento annuale dell’Iva e dell’Irap possono essere versate anche in rate mensili di pari importo, di cui la prima in scadenza entro il 15 settembre 2021. La scelta della rateazione deve concludersi entro il mese di novembre e sulle rate successive alla prima sono dovuti gli interessi al tasso del 4% annuo, a decorrere dal 16 settembre.

Riepilogando i termini di versamento sono:

  • entro il 15 settembre 2021, nel caso di versamento in unica soluzione, per tutti i soggetti che hanno beneficiato della proroga - titolari o non titolari di partita Iva;
  • nel caso di versamento rateizzato:
    • entro il 15 settembre 2021 la prima rata, senza interessi;
    • entro il 16 settembre 2021 la seconda rata, con interessi;
    • entro il 18 ottobre 2021 la terza rata, con interessi;
    • entro il 16 novembre 2021 la quarta rata, con interessi;
Per i non titolari di partita Iva che partecipano a società, associazioni e imprese ai sensi degli articoli 5, 115 e 116 del Tuir con scadenza:
  • entro il 15 settembre 2021, la prima rata, senza interessi;
  • entro il 30 settembre 2021, la seconda rata, con interessi;
  • entro il 2 novembre 2021, la terza rata, con interessi;
  • entro il 30 novembre 2021, la quarta rata, con interessi.

Chi ha già iniziato il pagamento in forma rateale potrà proseguire i versamenti secondo le scadenze previste dal piano di rateazione originario. Sulle rate aventi scadenza successiva al 15 settembre 2021 sono dovuti gli interessi al tasso del 4% annuo, a decorrere dal 16 settembre 2021. Gli interessi di rateazione eventualmente già versati, non più dovuti per effetto della proroga, possono essere scomputati da quelli dovuti sulle rate successive, specificando, nella delega di pagamento, il numero di rata versata.
Se, invece, entro il termine del 15 settembre 2021, si effettuino più versamenti con scadenze e importi a libera scelta è possibile versare la differenza dovuta a saldo:

  • in un’unica soluzione, al più tardi entro il 15 settembre 2021, senza interessi;
  • in un massimo di 4 rate, di cui la prima da effettuare entro il 15 settembre 2021, con applicazione degli interessi a partire dalla rata successiva alla prima.


(Vedi risoluzione n. 53 del 2021)

Trattamento fiscale degli assegni straordinari del Fondo di solidarietà del personale del settore credito ordinario e cooperativo - Decreto Sostegni-bis
Friday, 27 August , 2021

L’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 10/E del 5 agosto 2021, ha fornito chiarimenti in merito alla tassazione delle somme corrisposte in forma rateale dal Fondo di solidarietà del personale del settore credito ordinario e cooperativo, costituito presso l’Inps dopo le novità del decreto legge Sostegni-bis.

Modalità di tassazione degli assegni straordinari del Fondo di solidarietà del personale del settore credito ordinario e cooperativo

Il Fondo di solidarietà del personale del settore credito ordinario e cooperativo, costituito presso l’Inps, è volto ad assicurare, ai lavoratori non coperti dalla normativa in materia d’integrazione salariale, una tutela in costanza di rapporto di lavoro nei casi di riduzione o sospensione dell’attività lavorativa per le cause previste dalla normativa in materia di integrazione salariale ordinaria o straordinaria. La disciplina del predetto Fondo è stata adeguata alla normativa contenuta nell’art. 3 della legge n. 92/2012.

Scopo del Fondo è assicurare ai lavoratori una tutela in caso di cessazione del rapporto di lavoro, integrativa rispetto all’assicurazione sociale per l’impiego. Il Fondo eroga assegni straordinari di sostegno al reddito, in forma rateale, riconosciuti ai lavoratori ammessi a fruirne nel quadro dei processi di agevolazione all’esodo. I predetti assegni straordinari, quali incentivi all’esodo, sono corrisposti al fine di sostenere il reddito del dipendente che ha cessato in via anticipata il rapporto di lavoro e spettano fino alla maturazione del diritto alla pensione.

Le prestazioni straordinarie in commento non possono essere cumulate con altri redditi di lavoro dipendente o autonomo, derivanti da attività lavorativa prestata a favore di altri soggetti, pertanto, nell’ipotesi di acquisizione di tali redditi da parte del lavoratore nel periodo di fruizione degli assegni in esame ne viene revocata la corresponsione.

Dal punto di vista fiscale gli assegni straordinari de quibus sono imponibili per il loro ammontare complessivo, al netto dei contributi obbligatori dovuti per legge, con l’aliquota del TFR.
Sotto il profilo operativo, entro il 31 dicembre del quarto anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione del sostituto d’imposta l’Agenzia delle Entrate su tali emolumenti è tenuta a riliquidare l’imposta in base all’aliquota media di tassazione dei 5 anni precedenti a quello in cui è maturato il diritto alla percezione, iscrivendo a ruolo le maggiori imposte dovute ovvero rimborsando quelle spettanti.

Tuttavia sui criteri di tassazione a titolo definitivo delle prestazioni erogate in forma rateale dai Fondi di solidarietà bilaterali del credito ordinario, cooperativo e della società Poste italiane Spa è intervenuto l’articolo 47-bis, comma 2, del decreto Sostegni-bis che ha chiarito che il rinvio all’articolo 17 (ora 19) del Tuir deve intendersi limitato alla sola modalità di calcolo dell’aliquota applicabile ai fini della tassazione separata delle predette erogazioni, escludendo però che tale tassazione sia oggetto di riliquidazione da parte degli uffici finanziari.

Adempimenti dell’Agenzia delle Entrate

Il decreto Sostegni-bis ha chiarito che l’imposta relativa alle prestazioni erogate dai Fondi di solidarietà non è soggetta a riliquidazione. L’Agenzia delle Entrate si adeguerà alla nuova normativa annullando tutte le comunicazioni con le quali chiedeva il pagamento delle somme relative alle prestazioni erogate dai Fondi di solidarietà, anche in assenza di istanza da parte dei contribuenti interessati.

Solo nei casi in cui risultino dovute ulteriori somme relative ad altre prestazioni erogate nel 2016, diverse da quelle oggetto di annullamento, gli uffici invieranno ai contribuenti interessati una nuova comunicazione con gli importi residui da corrispondere. I versamenti già eseguiti dai contribuenti successivamente al ricevimento delle comunicazioni, rivelatisi non dovuti, saranno oggetto di rielaborazione e di rimborso.


(Vedi circolare n. 10 del 2021)

Modalità di restituzione delle somme assoggettate a tassazione in anni precedenti. Art. 150 decreto Rilancio e art. 10, commi 1, lettera d-bis), e 2-bis del Tuir
Friday, 20 August , 2021
Premessa

L’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 8/E del 14 luglio 2021, fornisce chiarimenti in merito all’ambito applicativo di recenti misure in tema di modalità di restituzione al sostituto di somme indebitamente percepite, assoggettate a tassazione in anni precedenti. Sul punto il decreto legge Rilancio ha introdotto nel Tuir la c.d. modalità di restituzione ‘al netto’ in aggiunta a quella ‘al lordo’ della ritenuta. La restituzione delle somme assoggettate a tassazione in anni precedenti deve riguardare gli importi effettivamente percepiti dal contribuente.

Somme restituite al soggetto erogatore ‘al lordo’ delle ritenute subìte al momento della percezione

L’Agenzia delle Entrate richiama l’articolo 10, comma 1, lettera d-bis), Tuir secondo il quale sono deducibili dal reddito complessivo le somme restituite al soggetto erogatore se tassate in anni precedenti, nel presupposto che la restituzione sia al lordo delle ritenute fiscali. La disposizione non riguarda soltanto i redditi di lavoro dipendente, ma tutti i redditi assoggettati a tassazione con il criterio di cassa e, quindi, anche i compensi di lavoro autonomo professionale o altri redditi di lavoro autonomo come i diritti d’autore nonché i redditi diversi (quali lavoro autonomo occasionale o altro). Dal punto di vista oggettivo la disposizione si applica alle somme oggetto di restituzione, sia assoggettate a ritenuta a titolo d'imposta o a titolo di acconto, sia a quelle assoggettate ad Irpef in sede di dichiarazione dei redditi. Tali somme, pertanto, costituiscono un onere deducibile indipendentemente dalla modalità di tassazione subìta.
Per consentire il recupero delle imposte versate al momento della percezione delle somme, la legge di Stabilità 2014 ha modificato, dal 1°gennaio 2013, la lettera d-bis del comma 1 dell’articolo 10 del Tuir, confermando la deducibilità delle somme restituite al soggetto erogatore, se assoggettate a tassazione in anni precedenti. Tale disposizione ha previsto che ’L’ammontare, in tutto o in parte, non dedotto nel periodo d’imposta di restituzione può essere portato in deduzione dal reddito complessivo dei periodi d’imposta successivi; in alternativa, il contribuente può chiedere il rimborso dell’imposta corrispondente all’importo non dedotto secondo modalità definite con decreto del Ministro dell’Economia’, emanato il 5 aprile 2016.

Restituzione al soggetto erogatore ‘al netto’ della ritenuta subìta al momento della percezione

Il nuovo comma 2-bis, introdotto nell’articolo 10 del Tuir prevede che ’Le somme di cui alla lettera d-bis) del comma 1, se assoggettate a ritenuta, sono restituite al netto della ritenuta subìta e non costituiscono oneri deducibili’. Con questa norma il Legislatore ha disciplinato una modalità di restituzione delle somme già assoggettate a tassazione, che si aggiunge a quella già prevista (al ‘lordo’ della ritenuta) dalla citata lettera d-bis), disponendo la restituzione al ‘netto’ della ritenuta.
La normativa attuale, dunque, prevede due distinte modalità di restituzione delle somme, in quanto:

  • il decreto Rilancio ha lasciato immutata la lettera d-bis) che è tutt’ora vigente e disciplina la restituzione ‘anche’ di somme assoggettate a ritenuta;
  • nel primo comma dell’articolo 150 si dispone che le somme restituite al netto delle ritenute subìte ‘non costituiscono oneri deducibili’.
L’Agenzia ritiene che la restituzione al ‘netto’ della ritenuta, possa avvenire nell’ipotesi in cui le somme da restituire siano state assoggettate a qualsiasi titolo, a ritenuta alla fonte, nonostante la rubrica dell’articolo 150 fa riferimento esclusivamente alle ‘ritenute alla fonte a titolo di acconto’ .
Di conseguenza la disposizione in esame può trovare applicazione, ad esempio, anche in caso di restituzione di somme assoggettate ad imposta sostitutiva.

Determinazione dell’importo netto delle somme da restituire al soggetto erogatore e assoggettate a tassazione in anni precedenti

Per determinare l’importo netto da restituire, con particolare riferimento al caso in cui l’indebito sia relativo ad una parte della somma complessivamente erogata in anni precedenti, il sostituto sarà tenuto a sottrarre dall’importo lordo che il contribuente è tenuto a corrispondere, la quota parte delle ritenute operate ai fini Irpef, proporzionalmente riferibili all’indebito.
Le somme da restituire vanno calcolate al netto della ritenuta Irpef subìta, nonché delle ritenute applicate a titolo di addizionali all’Irpef.

Calcolo del credito d’imposta riconosciuto al soggetto erogatore/sostituto d’imposta

L’articolo 150 ha inoltre disciplinato le modalità con le quali il sostituto d’imposta recupera le ritenute Irpef versate all’Erario all’atto della corresponsione delle somme, riconoscendogli un credito d’imposta pari al 30% delle somme restituite al ‘netto’ delle ritenute. Il credito d’imposta non dovrà essere ricalcolato (in aumento o in diminuzione) dal sostituto d’imposta in base all’importo delle ritenute versate al momento dell’erogazione delle somme, successivamente restituite. La misura del credito è calcolata sull’importo netto restituito.

Momento di utilizzo del credito d’imposta

Il diritto del sostituto a fruire del credito d’imposta sorge nel momento in cui non può più essere eccepita la legittimità della pretesa alla restituzione.
Più precisamente, le Entrate ritengono che la ‘definitività’ della pretesa alla restituzione delle somme consenta al sostituto di fruire dell’intero ammontare del credito d’imposta, a prescindere dall’importo effettivamente corrisposto dal sostituito. Sono pertanto irrilevanti ai fini dell’utilizzo del credito d’imposta le vicende e le modalità relative alla concreta restituzione dell’indebito.
Tuttavia, se in attesa della definitività della pretesa, il sostituito corrisponde al netto le somme precedentemente percepite, il sostituto potrà comunque avvalersi del credito d’imposta nel periodo d’imposta in cui è avvenuta la restituzione.
Della restituzione delle somme, nonché dell’emersione del credito d’imposta, si dovrà dare evidenza nella Certificazione Unica (CU) e nel modello di dichiarazione dei sostituti d’imposta e degli intermediari (mod. 770).
Il sostituto d’imposta evidenzierà nel modello 770 - Quadro SX - Rigo SX1 - Colonna 5 - l’intera somma del credito spettante, compilando il punto 475 della CU per i redditi di lavoro dipendente, assimilati e assistenza fiscale e il punto 22 per i redditi di lavoro autonomo, provvigioni e redditi diversi.

Diritto al credito d’imposta

In relazione ai soggetti che fruiscono del credito d’imposta pari al 30% delle somme ricevute, la circolare evidenzia che tale istituto è volto al recupero, da parte del sostituto d’imposta, delle ritenute operate e versate all’Erario per conto del percettore delle somme e non ha ragione di essere utilizzato dalle amministrazioni dello Stato. Pertanto, potrà essere fruito dagli organismi indicati nel comma 3 dell’articolo 29 del Dpr 600/1973, quali ‘le amministrazioni della Camera dei deputati, del Senato e della Corte costituzionale, nonché della Presidenza della Repubblica e degli organi legislativi delle regioni a statuto speciale’, nonché dai soggetti indicati nell’articolo 23 del decreto, compresi gli enti pubblici.

Decorrenza

Per espressa previsione normativa, la restituzione delle somme al soggetto erogatore al netto delle ritenute Irpef opera per quelle restituite dal 1°gennaio 2020, fatti salvi ‘i rapporti già definiti alla data di entrata in vigore del presente decreto’ , ovvero già definiti alla data dal 19 maggio 2020.
In sostanza, la nuova disposizione non si applica se al 19 maggio 2020:

  • il contribuente ha già restituito l’indebito al ‘lordo’;
  • per effetto di pronunce giurisdizionali passate in giudicato, sia stabilita la restituzione al ‘lordo’, salvo diverso successivo accordo tra le parti;
  • sia in corso un piano di restituzione rateizzato, calcolato al ‘lordo’, delle ritenute operate all’atto dell’erogazione, salvo diverso successivo accordo tra le parti.
In caso di restituzione al ‘lordo’ resta fermo il diritto alla deduzione, ai sensi dell’articolo 10, comma 1, lettera d-bis, del Tuir.


(Vedi circolare n. 8 del 2021)

Istituzione dei codici tributo per l’utilizzo in compensazione del contributo a fondo perduto del decreto legge Sostegni-bis e per la restituzione spontanea del contributo non spettante
Friday, 20 August , 2021
Per tutti i soggetti che svolgono attività d’impresa, arte o professione o che producono reddito agrario, titolari di partita Iva, residenti in Italia, il decreto legge Sostegni-bis ha previsto un contributo a fondo perduto, da utilizzare esclusivamente in compensazione tramite mod. F24. L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 48/E del 19 luglio 2021, ha istituito il codice tributo ‘6946’ per consentire l’utilizzo in compensazione del contributo a fondo perduto. Il nuovo codice tributo è denominato ‘Contributo a fondo perduto Decreto Sostegni-bis stagionale - credito d’imposta da utilizzare in compensazione - art. 1, c. 5, DL n. 73/2021’. Per consentire la restituzione spontanea del contributo a fondo perduto non spettante l’Amministrazione finanziaria ha istituito tre nuovi codici tributo da utilizzare tramite il modello ‘F24 Versamenti con elementi identificativi’ (c.d. F24 ELIDE). Questi sono: ‘8131’ denominato ‘Contributo a fondo perduto Decreto Sostegni-bis stagionale - Restituzione spontanea - CAPITALE - art. 1, c.5, DL 73/2021’; ‘8132’ denominato ‘Contributo a fondo perduto Decreto Sostegni-bis stagionale - Restituzione spontanea - INTERESSI - art. 1, c.5, DL 73/2021’; ‘8133’ denominato ‘Contributo a fondo perduto Decreto Sostegni-bis stagionale - Restituzione spontanea - SANZIONE - art. 1, c. 5, DL 73/2021’.
(Vedi risoluzione n. 48 del 2021)

Regime di Adempimento collaborativo - gestione delle interlocuzioni costanti e preventive
Friday, 20 August , 2021

L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 49/E del 22 luglio 2021, ha inteso fornire chiarimenti in merito al regime di adempimento collaborativo e, anche al fine di aumentare il livello della compliance sottesa all’istituto, alle modalità di formalizzazione delle posizioni assunte nel corso della procedura, alla disciplina delle c.d. ‘posizioni rinviate’ di cui al punto 6.1 lettera c) del Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate del 26 maggio 2017.

Obiettivo del regime è quello di instaurare un rapporto di fiducia tra amministrazione e contribuente per aumentare il livello di certezza sulle questioni fiscali rilevanti. Tale obiettivo viene perseguito mediante l’interlocuzione costante e preventiva con il contribuente su elementi di fatto, inclusa l’anticipazione del controllo finalizzata ad una comune valutazione delle situazioni suscettibili di generare rischi fiscali.

I contribuenti sono incentivati a fornire informazioni spontanee, complete e tempestive e ad assumere comportamenti improntati alla trasparenza e collaborazione, a fronte dell’impegno dell’Amministrazione finanziaria di rendere l’adempimento fiscale più semplice e di supportare le imprese nel raggiungimento di un maggior grado di certezza. Ai funzionari degli Uffici il compito di concordare con il contribuente i dettagli operativi delle relative istruttorie ossia degli accessi concordati, della produzione documentale e delle richieste. Le modalità di detta interlocuzione si esplicano attraverso diversi canali. La risoluzione esamina, in particolare, lo strumento delle comunicazioni di rischio.

Segnalazioni di rischio e formalizzazione del relativo parere

In merito alle segnalazioni di rischio e formalizzazione del relativo parere i punti 4.6 e 4.7 del Provvedimento prevedono rispettivamente che:
‘4.6 Nel corso della procedura il contribuente, attenendosi ai doveri di comunicazione disciplinati al precedente punto 3.2, comunica all’ufficio, a mezzo di Pec, le situazioni suscettibili di generare rischi fiscali significativi e le operazioni che possono rientrare nella pianificazione fiscale aggressiva’;
‘4.7 è fatta salva la possibilità per il contribuente di comunicare ulteriori situazioni che egli ritenga incerte, controverse o comunque fonte di rischio fiscale potenzialmente significativo anche se non rientranti tra le fattispecie di cui al punto 4.4’.

Il successivo punto 5.1 prevede che: ‘Fatta salva la facoltà del contribuente di presentare istanza di interpello abbreviato ai sensi dell’articolo 6, comma 2, del decreto, per ottenere una risposta in merito all’applicazione delle disposizioni tributarie a fattispecie concrete in relazione alle quali ravvisa rischi fiscali, la posizione dell’Ufficio sui rischi fiscali comunicati ai sensi dei punti 4.6 e 4.7 è formalizzata, nel corso della procedura, mediante pareri motivati o altri strumenti idonei a garantire certezza preventiva sulle fattispecie esaminate’.

Ai contribuenti che aderiscono al regime viene concessa la possibilità di avviare interlocuzioni con l’Ufficio, anche attraverso strumenti alternativi alla presentazione dell’interpello abbreviato. Si tratta di una modalità di interazione più snella e informale che trova la sua base normativa non tanto nell’articolo 6, comma 2, quanto nei concetti di ‘comune valutazione’ e ‘anticipazione del controllo’ che pone a carico dei contribuenti precisi doveri di ‘comunicazione tempestiva ed esauriente all’Agenzia delle Entrate dei rischi di natura fiscale e, in particolare, delle operazioni che possono rientrare nella pianificazione fiscale aggressiva’.
Scopo di tale modalità di interlocuzione è quello di supportare il contribuente nella risoluzione delle problematiche tributarie di carattere più prettamente operativo, modulando le indicazioni in relazione alla complessità della situazione di fatto rappresentata e agevolando, in tal modo, l’adempimento tempestivo e corretto degli obblighi tributari.

Tecnicamente tali comunicazioni non sono più soggette alla ‘più rigida’ disciplina dell’interpello abbreviato. Ciò significa che possono:

  • anche non essere ‘preventive’
  • vertere sull’analisi di elementi meramente fattuali di cui è essenziale verificare la veridicità e completezza, ordinariamente esclusi dall’area degli interpelli qualificatori quali, ad esempio, i profili attinenti all’applicazione della normativa sui prezzi di trasferimento
  • riguardare fattispecie non connotate da ‘obiettive condizioni di incertezza’
  • non sono soggette ai termini perentori di risposta previsti per le istanze di interpello, pena la formazione del silenzio assenso
  • non sono soggette agli obblighi di pubblicazione previsti dal Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate del 7 agosto 2018 salvo che le esigenze di trasparenza non rendano opportuna la pubblicazione del relativo principio di diritto

Le risposte rese dall’Ufficio a fronte delle comunicazioni vincolano l’Amministrazione finanziaria e restano valide finché rimangono invariate le circostanze di fatto e di diritto sulla base delle quali sono state rese e generano affidamento per il contribuente. Inoltre, ricorrendo il presupposto della ‘preventività’ i rischi oggetto delle suddette comunicazioni si considerano ‘comunicati’ per le finalità di cui alla medesima disposizione. È bene inoltre ricordare che pur non essendo richiesto che la comunicazione contenga gli elementi indicati per l’interpello abbreviato, affinché si producano gli effetti sopra indicati, è necessario che le richieste di interlocuzione contengano tutti gli elementi informativi idonei a consentire all’Ufficio una ‘esauriente’ disamina della fattispecie, restando, pertanto, impregiudicata la facoltà dello stesso di chiedere, nei fatti, l’integrazione delle segnalazioni che risultino prive degli elementi necessari nonché di chiedere altre notizie o informazioni che dovessero rivelarsi utili.

Le richieste d’interlocuzione, in particolare, devono essere presentate dal soggetto legittimato e devono contenere una descrizione chiara ed esaustiva della questione prospettata e delle motivazioni per cui si ravvisa l’esistenza di un rischio fiscale in capo all’istante, ivi inclusa, la soluzione interpretativa ritenuta corretta. È sempre onere del contribuente documentare e argomentare la legittimazione attiva a porre lo specifico quesito, risultando, di converso, irricevibili eventuali comunicazioni generiche e prive di elementi che consentano di ricondurre la fattispecie comunicata alla posizione fiscale dell’istante. Riguardo alle modalità di presentazione delle istanze valgono le indicazioni contenute nel Provvedimento del 26 maggio 2015.
Al contribuente è consentito, inoltre, di effettuare comunicazioni c.d. ‘non qualificate’ vale a dire comunicazioni di fatti, atti o eventi aziendali non suscettibili di generare uno specifico rischio fiscale. La comunicazione ‘non qualificata’ non innesca una ‘interlocuzione preventiva’ ma può costituire il presupposto per l’avvio di eventuali, successivi, approfondimenti istruttori d’iniziativa e non dà diritto alla riduzione delle sanzioni.

Adempimenti di chiusura del periodo d’imposta di cui al punto 6 del Provvedimento - disciplina delle c.d. ‘posizioni rinviate’

La complessità delle tematiche trattate, a volte, costringe a rinviare al periodo d’imposta successivo la conclusione dell’accordo. In tali casi trova applicazione la disciplina delle ‘posizioni rinviate’ per la quale sono escluse le sanzioni. Ciò che determina il rinvio di una posizione è la circostanza che l’Ufficio si attivi con specifici atti istruttori, quali l’invito al contraddittorio o la comunicazione formale di avvio di un approfondimento istruttorio di iniziativa. Il beneficio dell’esclusione delle sanzioni non può essere invocato laddove l’Ufficio abbia intrapreso approfondimenti istruttori di iniziativa mediante l’implementazione di controlli sulle dichiarazioni presentate dai contribuenti.
Nelle ipotesi in cui si versi nella situazione di ‘posizione sospesa’ in attesa della risposta dell’Ufficio, l’Agenzia invita i contribuenti ad adottare un comportamento coerente con il ‘risk appetite’ dichiarato nel documento di Strategia fiscale, assumendo, in dichiarazione, la posizione fiscale più prudenziale.

Riduzione sanzionatoria ai sensi dell’articolo 6, comma 3, del decreto legislativo 5 agosto 2015 n. 128

Chi accede al regime di Adempimento collaborativo può usufruire di alcuni effetti premiali tra cui la riduzione alla metà delle sanzioni amministrative per i rischi di natura fiscale comunicati in modo tempestivo ed esauriente all’Agenzia delle Entrate, prima della presentazione delle dichiarazioni fiscali. Per fruire dello sconto è necessario che le comunicazioni siano:

  • tempestive
  • esaurienti

La comunicazione ‘tempestiva ed esauriente’ dei singoli rischi fiscali, attuata attraverso la presentazione di un’istanza di interpello abbreviato o di una comunicazione ai sensi dei punti 4.6 e 4.7 del Provvedimento, non esaurisce, lo spettro delle ipotesi in cui l’ordinamento riconosce al contribuente aderente al regime il beneficio della riduzione sanzionatoria. Il Provvedimento ha infatti introdotto ulteriori forme di interlocuzione ‘preventiva’ con l’Agenzia delle Entrate. I rischi fiscali ‘non significativi’, infatti, si considerano comunque comunicati se ricompresi nella ‘Mappa dei rischi’ la quale soddisfa il requisito della ‘preventiva comunicazione’ previsto dal Provvedimento stesso.
Nel caso in cui il contribuente si attivi per la regolarizzazione di violazioni derivanti da errori operativi commessi in fase di effettuazione degli adempimenti fiscali correlati a rischi fiscali intercettati dal sistema di controlli e regolarmente riportati nella Mappa dei rischi, le riduzioni del Dlgs n. 472/1997 possono essere applicate su un importo corrispondente al minimo edittale della sanzione applicabile alla singola violazione commessa, ridotta alla metà dal decreto.

Il documento di prassi amministrativa precisa, inoltre, che la riduzione spetta solo per quelle violazioni relative ai periodi d'imposta inclusi nel regime di adempimento collaborativo, ossia ‘sul periodo di imposta nel corso del quale la richiesta di adesione è trasmessa all’Agenzia delle Entrate’ e quelli successivi e non anche per le violazioni compiute al di fuori di tale regime.
Infine, laddove le violazioni derivanti dagli errori operativi che il contribuente intende sanare siano comunicate all’Ufficio prima del ravvedimento operoso, quest’ultimo avrà facoltà di accertare, in sede di controllo sostanziale, la presenza dei presupposti per l’applicazione degli istituti che consentono di graduare il carico sanzionatorio in funzione dell’effettiva gravità della condotta. In tali casi la ‘sanzione base’ cui applicare le riduzioni sarà costituita dalla sanzione minima prevista per le singole violazioni commesse, ridotta della metà ai sensi dell’articolo 6, comma 3, del decreto e ulteriormente ridotta per effetto dell’applicazione degli istituti sopra menzionati.


(Vedi risoluzione n. 49 del 2021)

Chiarimenti sulla disciplina agevolativa in materia di conversione in crediti d’imposta delle attività per imposte anticipate relative a perdite fiscali ed eccedenze ACE
Saturday, 17 July , 2021

L’Agenzia delle Entrate dedica la risoluzione n. 44/E del 28 giugno 2021 alla nuova disciplina agevolativa riguardante la trasformazione in crediti d’imposta delle ‘attività per imposte anticipate’ (DTA) - relative a perdite fiscali ed eccedenze ACE - a seguito della cessione di crediti pecuniari verso debitori inadempienti. Il decreto legge Sostegni-bis ha disposto che, qualora una società ceda a titolo oneroso, entro il 31 dicembre 2021, crediti pecuniari vantati nei confronti di debitori considerati inadempienti può trasformare in credito d’imposta le DTA - anche se non iscritte in bilancio - riferite ai seguenti componenti: (i)perdite fiscali non ancora computate in diminuzione del reddito imponibile ai sensi dell’articolo 74 del Tuir, alla data della cessione;
(ii)importo del rendimento nozionale eccedente il reddito complessivo netto di cui all’articolo 1, comma 4, del decreto legge 6 dicembre 2011 n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011 n. 214 (le c.d. eccedenze ACE), non ancora dedotto né fruito tramite credito d’imposta alla data della cessione.

Ai fini della trasformazione la norma la consente nei limiti del 20% del valore nominale dei crediti ceduti con un limite massimo di 2 miliardi di euro, per ciascuno degli anni 2020 e 2021, determinato tenendo conto di tutte le cessioni effettuate (rispettivamente, entro il 31 dicembre 2020 e il 31 dicembre 2021) dalle società tra loro legate da rapporti di controllo, ai sensi dell’articolo 2359 del Codice civile, e dalle società controllate, anche indirettamente, dallo stesso soggetto.
I crediti d’imposta derivanti dalla trasformazione, che avviene alla data di efficacia giuridica della cessione dei crediti, possono essere utilizzati, senza limiti di importo, in uno dei seguenti modi:

  • in compensazione ai sensi dell’art. 17 Dlgs 9 luglio 1997 n. 241;
  • mediante cessione, ai sensi dell’art. 43-bis o dall’art. 43-ter del Dpr 602/1973;
  • mediante richiesta di rimborso.
Inoltre, è previsto che i crediti d’imposta, da indicare nella dichiarazione dei redditi, non concorrono alla formazione del reddito d’impresa, né della base imponibile Irap.

Per avvalersi della facoltà di conversione è necessario esercitare l’opzione prevista dall’art. 11, comma 1, del Dl 3 maggio 2016 n. 59 per convertire le DTA e pagare il ‘canone DTA’. Tale canone, ove dovuto, va corrisposto annualmente a partire dal 2021 e fino all’esercizio in corso al 31 dicembre 2030. Il canone è pari all’1,5% dell’importo delle DTA convertibili in crediti di imposta eccedente rispetto alle imposte versate.

In merito alla norma in esame la circolare fornisce chiarimenti relativi agli aspetti sostanziali e procedurali della disciplina.
Con riferimento al profilo soggettivo della misura l’Agenzia ha precisato che tra i soggetti beneficiari dell’agevolazione trovano posto anche le società che operano nel settore industriale.
La facoltà di fruire dell’agevolazione è infatti riconosciuta a tutte le società che presentino perdite fiscali o eccedenze ACE non ancora computate a riduzione dell’imponibile. Le disposizioni in esame non si applicano, invece, a società per le quali sia stato accertato lo stato di dissesto o il rischio di dissesto ovvero lo stato di insolvenza e, parimenti, alle cessioni di crediti tra società tra loro legate da rapporti di controllo ed, ancora, a società controllate, anche indirettamente, dallo stesso soggetto.
L’Agenzia ha precisato che rientrano nell’ambito soggettivo di applicazione della misura, oltre alle società, anche tutti quei soggetti equiparati, ai fini fiscali, alle società di capitali.

Per quanto concerne il profilo oggettivo della misura, si chiarisce la nozione di ‘inadempimento’ dettata nel comma 5 dell’art. 44-bis, al fine di individuare i crediti la cui cessione assume rilevanza per la trasformazione delle DTA in crediti d’imposta.
Il citato comma 5 fornisce una specifica definizione di ‘debitore inadempiente’ stabilendo che ‘si ha inadempimento quando il mancato pagamento si protrae per oltre 90 giorni dalla data in cui era dovuto’. Ciò comporta che l’inadempimento debba intendersi riferito al singolo credito e, dunque, alla posizione del debitore limitatamente al singolo rapporto, così escludendo che un unico credito non adempiuto nei 90 giorni dalla sua scadenza renda tout court inadempiente il debitore in relazione alla generalità dei suoi rapporti nei confronti sia di quel medesimo creditore sia degli altri creditori.

L’Amministrazione finanziaria evidenzia che la definizione del comma 5 richiede l’esistenza, antecedentemente alla cessione, del fatto ‘storico’ dell’omesso pagamento del credito (per oltre 90 giorni dopo la scadenza), a prescindere dalle vicende successive (non estintive) che hanno interessato quel rapporto creditorio (come, ad esempio, la successiva modifica del termine di pagamento).

La circolare, poi, fa chiarezza riguardo alle modalità di determinazione della base di commisurazione del canone eventualmente dovuto per effetto dell’opzione e, in particolare, se considerare anche le imposte anticipate calcolate sulle svalutazioni dei crediti ex art. 106, comma 1, del Tuir, riprese a tassazione.
Al riguardo, il comma 3 dell’art. 44-bis prescrive che:

  • la trasformazione delle attività per imposte anticipate in crediti d’imposta è condizionata all’esercizio, da parte della società cedente, dell’opzione di cui all’art. 11, comma 1, del Dl n. 59/2016;
  • l’opzione, qualora non sia già stata esercitata, deve essere operata tramite la comunicazione di cui al punto 1 del Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate del 22 luglio 2016, entro la chiusura dell’esercizio in corso alla data in cui ha effetto la cessione dei crediti;
  • ai fini dell’applicazione del citato art. 11 del Dl n. 59/2016, nell’ammontare delle attività per imposte anticipate sono comprese anche le attività per imposte anticipate trasformate in crediti d’imposta ai sensi del medesimo art. 44-bis.
L’opzione comporta l’obbligo di pagamento di un canone annuo (qualora dovuto) per ciascun esercizio di applicazione, pari all’1,5% della differenza tra l’ammontare delle attività per imposte anticipate e le imposte versate, come risultante alla data di chiusura dell’esercizio precedente.

Con riferimento all’ammontare delle attività per imposte anticipate in canone va determinato, ogni anno, sommando algebricamente:

  1. la differenza, positiva o negativa, tra le ‘DTA qualificate’ iscritte in bilancio alla fine dell’esercizio per il quale si deve determinare il canone, e quelle iscritte alla fine dell’esercizio in corso al 31 dicembre 2007;
  2. l’importo delle DTA qualificate nel frattempo trasformate in crediti d’imposta.

In merito alle modalità di esercizio dell’opzione e di determinazione del canone da versare, occorre fare riferimento alle previsioni contenute nel citato provvedimento attuativo delle disposizioni di cui all’art. 11 del Dl 59/2016 e ai chiarimenti forniti con la circolare n. 32/E/2016. Ciò comporta che, per attività per imposte anticipate che rientrano nell’ambito di applicazione dell’art. 11, definite ‘DTA qualificate’, si intendono le attività per imposte anticipate iscritte in bilancio relative, cioè:

  • a svalutazioni e perdite su crediti non ancora dedotte dal reddito imponibile ai sensi del comma 3 dell’art. 106 del Tuir;
  • alle rettifiche di valore nette per deterioramento dei crediti non ancora dedotte dalla base imponibile dell’Irap, ai sensi degli articoli 6 e 7 del Dlgs n. 446/1997;
  • al valore dell’avviamento e delle altre attività immateriali, i cui componenti negativi sono deducibili in più periodi d’imposta ai fini delle imposte sui redditi e dell’Irap.
Inoltre, in base al comma 3 dell’art. 44-bis, nell’ammontare delle attività per imposte anticipate vanno ricomprese anche le attività per imposte anticipate trasformate in crediti d’imposta ai sensi del medesimo art. 44-bis, calcolate sulle perdite fiscali pregresse e sulle eccedenze ACE.
Pertanto, ai fini della determinazione della base di commisurazione del canone l’Agenzia ritiene che le imposte anticipate calcolate sulle svalutazioni effettuate ai sensi dell’art. 106, comma 1, del Tuir, riprese a tassazione, non devono essere considerate ai fini del calcolo del canone dovuto, in quanto non rientranti tra quelle ‘qualificate’ ai sensi dell’art. 2, commi da 55 a 57, del decreto legge n. 225/2010, né ai sensi del medesimo art. 44-bis.

Ulteriore chiarimento riguarda l’eventualità che il contribuente provveda ad una trasmissione tardiva (oltre il 31 dicembre 2020) della comunicazione finalizzata all’esercizio dell’opzione, con le modalità di cui all’art. 11 del Dl 59/2016, in assenza di obbligo di versamento del canone.
Al riguardo le Entrate chiariscono che la disciplina agevolativa in commento rientra nell’ambito applicativo dell’istituto della ‘remissio in bonis’. Pertanto, in caso di mancato invio nei termini della predetta comunicazione, il contribuente può esercitare l’opzione prevista anche successivamente (purché entro il termine di presentazione della prima dichiarazione dei redditi utile) mediante l’inoltro della comunicazione, tramite Pec, alla Direzione regionale dell’Agenzia delle Entrate territorialmente competente, provvedendo anche a versare la sanzione in misura fissa pari a 250 euro.
Ciò, naturalmente, a condizione che il contribuente risulti in possesso dei ‘requisiti sostanziali’ richiesti dalle norme di riferimento, già alla data originaria di scadenza del termine previsto per il perfezionamento dell’opzione, ed abbia tenuto, successivamente alla cessione dei crediti, un comportamento coerente con la disciplina agevolativa.

Al riguardo, l’Agenzia precisa come, in base al tenore letterale della norma, il diritto a fruire del credito d’imposta maturi già a decorrere dalla data di efficacia giuridica della cessione dei crediti deteriorati, indipendentemente dalla data di esercizio dell’opzione stessa, o dall’eventuale versamento dovuto del relativo canone.
Tuttavia, occorre considerare che, per effetto di quanto previsto dal comma 3, il diritto alla fruizione del credito d’imposta nasce, in ogni caso, ‘condizionato’ all’esercizio dell’opzione che va effettuata ‘entro la chiusura dell’esercizio in corso alla data in cui ha effetto la cessione dei crediti’ . Si ritiene, pertanto, che la trasmissione della Pec entro il termine previsto rientri tra quegli adempimenti che, sebbene abbiano ‘natura formale’ sono comunque richiesti al fine di dare attuazione alla misura in esame. Ne deriva che, in assenza dell’esercizio dell’opzione la società decade dal diritto a fruire dell’agevolazione.

Con l’istituto della remissione in bonis è possibile evitare che mere dimenticanze relative a comunicazioni o ad adempimenti formali non eseguiti tempestivamente precludano al contribuente, in possesso dei requisiti sostanziali, la possibilità di fruire di benefici fiscali o di regimi opzionali.
La norma intende salvaguardare la scelta operata dal contribuente ‘in buona fede’ che presenta la comunicazione ovvero assolve l’adempimento richiesto tardivamente, ed è strutturata in modo tale da sanare quei soli comportamenti che non abbiano prodotto danni per l’erario, nemmeno in termini di pregiudizio all’attività di accertamento.
Inoltre la norma presuppone che il contribuente abbia tenuto un comportamento coerente con il regime opzionale prescelto ovvero con il beneficio fiscale di cui intende fruire ed abbia soltanto omesso l’adempimento formale normativamente richiesto, che viene posto in essere successivamente. L’ambito di applicazione dell’istituto della remissione in bonis, pertanto, è circoscritto alla fruizione di benefici di natura fiscale, subordinati all’obbligo di preventiva comunicazione o di altro adempimento di carattere formale, purché tali adempimenti formali siano previsti a pena di decadenza dal beneficio o dal regime opzionale.


(Vedi risoluzione n. 44 del 2021)

Istituzione dei codici tributo per il versamento degli importi dovuti a seguito dell’adozione degli atti di recupero dei contributi a fondo perduto non spettanti
Saturday, 17 July , 2021
Al fine di sostenere i soggetti colpiti dalla pandemia da Covid-19 il decreto legge Rilancio ha riconosciuto un contributo a fondo perduto a favore degli esercenti attività d’impresa e di lavoro autonomo e di reddito agrario. L’Agenzia delle Entrate è tenuta a recuperare il contributo non spettante o parzialmente non spettante e irrogherà le sanzioni dovute applicando pure gli interessi di legge. Per consentire il versamento degli importi in parola l’Amministrazione finanziaria, con la risoluzione n. 45/E del 7 luglio 2021, ha istituito i codici tributo da utilizzare per mezzo del modello di versamento ‘F24 Versamenti con elementi identificativi’ (F24 ELIDE). I nuovi codici tributo sono: ‘7500’ denominato ‘Recupero contributi a fondo perduto erogati dall’Agenzia delle Entrate in relazione all’emergenza Covid-19 - contributo’; ‘7501’ denominato ‘Recupero contributi a fondo perduto erogati dall’Agenzia delle Entrate in relazione all’emergenza Covid-19 - interessi’; ‘7502’ denominato ‘Recupero contributi a fondo perduto erogati dall’Agenzia delle Entrate in relazione all’emergenza Covid-19 - sanzioni’.
(Vedi risoluzione n. 45 del 2021)

Istituzione del codice tributo per l’utilizzo in compensazione del credito d’imposta per il rafforzamento patrimoniale delle imprese di medie dimensioni
Saturday, 17 July , 2021
Per consentire l’utilizzo in compensazione del credito d’imposta istituito dall’articolo 26, comma 8, del decreto legge Rilancio in favore delle società per il rafforzamento patrimoniale delle imprese di medie dimensioni, l’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 46/E del 12 luglio 2021, ha istituito il codice tributo ‘6943’ denominato ‘Credito d’imposta per il rafforzamento patrimoniale delle imprese di medie dimensioni - società - art. 26, comma 8, Dl n. 34/2020’. Il credito d’imposta in argomento è utilizzabile tramite modello F24 esclusivamente con i servizi telematici messi a disposizione dall’Agenzia delle Entrate.
(Vedi risoluzione n. 46 del 2021)

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